sabato 28 dicembre 2013

2013. Riassunto di un anno cinematografico.

   Si chiude anche questo anno e si tirano le somme dei fatti politici, climatici, finanziari, culturali e militari che hanno scandito (nel bene e nel male) il 2013. Ma questo lo lascio fare a chi di dovere. Nel mio piccolo posso limitarmi a fare solamente una personale sintesi degli... eventi cinematografici. 
Un anno al cinema speso bene direi, caratterizzato da una costante uscita in sala di pellicole valide e degne di nota (e da immancabili uscite facilmente dimenticabili!). Idee tutto sommato intriganti e una crescita notevole di prodotti filmici ben pensati e ben diretti. 
Un bilancio a mio parere positivo per un anno che ha lavorato bene sulla qualità.


Abbiamo gradito di un'ottima annata nell'animazione e ne sono stata piacevolmente colpita:

  • Monsters University di Dan Scanlon;
  • Frozen. Il Regno di Ghiaccio di Chris Buck, Jennifer Lee;
  • Cattivissimo Me 2 di Pierre Coffin, Chris Renaud;
  • I Croods di Chris Sanders, Kirk De Micco (sostenuti da una massiccia campagna pubblicitaria, non hanno probabilmente raggiunto risultati proporzionati agli investimenti).

La fantascienza ha proposto soggetti vari (dai più carenti ai più convincenti):
 
  • Gravity di Alfonso Cuarón;
  • Oblivion di Joseph Kosinski (buono);
  • Elysium di Neill Blomkamp (offuscato a ben ragione da Oblivion);
  • After Earth di M. Night Shyamalan (poco convincente anche se con qualche idea stuzzicante);
  • The Host di Andrew Niccol (pellicola nata male, che non ha sfruttato la potenzialità di un buon soggetto letterario).


Un drammatico molto pieno e che ha avuto ottimi riscontri dalla critica e dal pubblico:   

  • La vita di Adele di Abdel Kechiche (degno di nota); 
  • Rush di Ron Howard; 
  • Les Misérables di Tom Hooper;
  • La mafia uccide solo d'estate di Pif;
  • Captain Phillips. Attacco in mare aperto di Paul Greengrass;
  • La grande bellezza di Paolo Sorrentino (decisamente ok);
  • Bling Ring di Sofia Coppola;
  • The Grandmaster di Wong Kar-wai;
  • Il grande Gatsby di Baz Luhrmann;
  • Educazione siberiana di Gabriele Salvatores;
  • Diana. La storia segreta di Lady D. di Oliver Hirschbiegel (chiacchieratissimo, andato male);
  • Django Unchained di Quentin Tarantino (un valido western alla Tarantino);
  • Jobs di Joshua Michael Stern (non ha incontrato il favore del pubblico);
  • Venere in pelliccia di Roman Polanski;
  • La migliore offerta di Giuseppe Tornatore (critica favorevole);

Anche il fantasy si é difeso bene con ottimi ritorni e attesi sequel:
 
  • Lo Hobbit. La desolazione di Smaug di Peter Jackson (buon botteghino);
  • Hunger Games. La ragazza di fuoco di Francis Lawrence (diviso in due il gradimento per questo film come spesso accade per pellicole destinate ad un target giovane e/o femminile);
  • Wolverine. L'immortale di James Mangold (ci ha un po' stancati forse);
  • Iron Man 3 di Shane Black (Marvel ancora ok);
  • Thor. The Dark World di Alan Taylor (atteso e riuscito);
  • Il grande e potente Oz di Sam Raimi (eravamo curiosi di vedere Franco in questi panni);

Un commedia per il quale non posso esprimere un giudizio consapevole poiché non é un genere che amo particolarmente. Spenderei giusto una parola per:
 
  • Sole a catinelle di Gennaro Nunziante (mi pare non abbia raggiunto i precedenti consensi ma il botteghino ha mostrato comunque cifre record);
  • Blue Jasmine di Woody Allen (un commedia/drammatico convincente);

Un horror segnato da tappe più o meno positive. L'elenco sarebbe lungo perché il 2013 ha sfornato tante pellicole del genere ma ne cito due perché (purtroppo!) ho perso molte uscite:
 
  • World War Z di Marc Forster (deludente per molti amanti del genere, personalmente ho ritrovato con piacere i cari e vecchi zombie);
  • La casa di Fede Alvarez (remake che non ha soddisfatto i più nostalgici).

Thriller/Azione piuttosto grintosi:
 
  • Red 2 di Dean Parisot (anche qui il pubblico si divide tra favorevoli e non);
  • Fast & Furious 6 di Justin Lin (ancora largo consenso);
  • Cani sciolti di Baltasar Kormákur.


I fatti dell'anno:


L'addio a Mariangela Melato che si spegne a Roma l'11 gennaio 2013 all'età di 71 anni. 

Il 31 ottore 2013 il mondo del cinema e dello spettacolo ha ricordato i 20 anni dalla morte di Federico Fellini, intramontabile vanto italiano.

Il cinema italiano (e non solo) ha salutato Giuliano Gemma il 1 ottobre 2013, tragicamente coinvolto in un incidente d'auto mortale.

Anche Paul Walker, attore amato in Fast & Furious, purtroppo ha perso la vita in un impressionante incidente stradale. La notizia ha fatto il giro del mondo.

Proprio il 28 dicembre del 1985 i fratelli Lumière proiettavano la prima pellicola cinematografica, un cortometraggio muto di un minuto neanche che ritraeva operai all'uscita del luogo di lavoro. Proiettato per la prima volta in pubblico al Grand Café di Parìs, fu una novità assoluta. Si racconta che l'impatto sociale fu senza precedenti: la visione dell'arrivo di una locomotiva alla stazione scatenò la fuga degli spettatori dalla sala per la paura di essere investiti.



I maggiori riconoscimenti dell'anno:


Premio Oscar 2013
Argo (Miglior film);
Ang Lee (Miglior regia, Vita di Pi);
Daniel Day-Lewis (Miglior attore, Lincoln);
Jennifer Lawrence (Miglior attrice, Il lato positivo);

Festival di Cannes 2013
La vita di Adele (Palma d'oro miglior film);
A proposito di Davis (Gran premio giuria);
Like Father, Like Son (Premio giuria);
Amat Escalante (Miglior regia, Heli);
Bruce Dern (Miglior attore, Nebraska);
Bérénice Bejo (Miglior attrice, Il passato);

David di Donatello 2013
La migliore offerta (Miglior film);
Giuseppe Tornatore (Miglior regia, La migliore offerta);

Festival di Venezia 2013
Uberto Pasolini (Premio Orizzonti per migliore regia, Still Life);
Robin Campillo (Premio Orizzonti per miglior film, Eastern Boys);
Gianfranco Rosi (Leone d'oro, Sacro GRA);
Alexandros Avranas (Leone d'argento per la regia, Miss Violence);

Festival di Berlino 2013
Calin Netzer (Orso d'oro, Il caso Kerenes);
David Gordon Green (Miglior regia, Prince Avalanche);

Golden Globes 2013
Ben Affleck (Miglior regia, Argo);
Django Unchained (Miglior sceneggiatura);
Vita di Pi (Miglior colonna sonora);

Roma Film Festival 2013
Alberto Fasulo (Miglior film, Tir);
Kiyoshi Kurosawa (Miglior regia, Seventh Code);
Matthew McConaughey (Miglior attore, Dallas Buyers Club);
Scarlett Johansson (Miglior attrice, Her);

Torino Film Festival 2013
Fernando Eimbcke (Miglior film, Club Sandwich);
Gabriel Arcand (Miglior attore, Le Démantèlement);
Samantha Castillo (Miglior attrice, Pelo Malo);

European Film Awards 2013
La grande bellezza (Miglior film europeo);
Paolo Sorrentino (Miglior regista europeo,La grande bellezza);
Toni Servillo (Miglior attore europeo, La grande bellezza);
Veerle Baetens (Miglior attrice europea, The Broken Circle Breakdown);







    A tutti gli amanti di quest'arte meravigliosa e a tutti coloro che per passione, per curiosità (o per fuggire dal peso quotidiano di problemi e pensieri) hanno goduto di un altro anno di cinema, il mio augurio col cuore per un anno migliore.
 
Manuela


lunedì 23 dicembre 2013

Meteore nel cinema. Martin Stephens e Darlene Cates, due apparizioni fugaci nell'horror e nel drammatico.

    Sarà capitato a tutti almeno una volta di restare colpiti dall'interpretazione di un attore sconosciuto e di non rivederlo poi in altri ruoli.
Ma che fine avrà fatto...?” di sicuro ce la siamo posta questa domanda. 
   
   Una delle meteore cinematografiche per le quali sarebbe opportuna una domanda simile é Martin Stephens, il più popolare giovanissimo interprete inglese degli anni '50 e '60. Era il terrificante bambino de "Il villaggio dei dannati" e "Suspense".

Di lui ho letto questa descrizione un paio di anni fa, di una sua fan che lo ricordava con queste parole “Era piccolo, ma riusciva ad essere glaciale, recitando con una consapevolezza e un senso della misura che manca a tanti attori adulti”. Ha abbandonato la recitazione dopo altri tentativi, ma comunque meno riusciti dei primi film di quando aveva ancora il volto da bambino.
 
   Altra meterora del cinema, apparsa invece in un drammatico evergreen, é Darlene Cates, la mamma super ingombrante di "Buon compleanno Mr. Grape", 1993, con due giovanissimi Depp e DiCaprio.
Dalle poche informazioni, si è trattatto di un'attrice non professionista che è stata notata da un direttore di casting nel talk show “Sally Jessy Raphael”. Miss Cates vanta una limitatissima filmografia, forse purtroppo influenzata dai notevoli prolemi di salute. Una presenza tanto fugace quanto talentuosa nel mondo del cinema quindi. 
Dopo un lungo periodo di assenza la ritroveremo in un corto che andrà in post produzione nel 2014 intitolato “Mother” e nell'animazione di Alan Howarth “Snow Moon: Cinderella Chronicles Saga” (per ora in pre produzione, quindi data da destinarsi).
Staremo a vedere che impressione ci farà... 

http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=3857






giovedì 19 dicembre 2013

"World War Z" e "Io sono leggenda". Apocalissi globali a confronto.

    Nel 2007 Francis Lawrence racconta di un'epidemia degenerativa che infetta quasi tutti gli esseri umani, uccidendoli o riducendoli allo stato di zombie, e nel 2013 è il turno di Marc Forster ad affrontare l'analogo tema del virus letale che spinge la civiltà umana sull'orlo dell'estinzione.
Minimo comune multiplo delle pellicole é la loro origine letteraria. Entrambe sono tratte da romanzi scritti però in epoche ben diverse: I am legend fu scritto nel 1954 da Richard Burton Matheson, e Max Brooks scrisse invece World War Z. La guerra mondiale degli zombi nel 2006.
Apocalisse, virus, caos... e zombie.
I cari e vecchi “non morti” sono comparsi in letteratura e in cinematografia da un bel po' di tempo e il bello è che comunque, quando ricompaiono, li guardiamo. Non possiamo farne a meno!
Entrambi i film rivisitano lo stereotipo dello zombie aggiornandolo e collocandolo in un contesto attuale e reale, ma ognuno con delle caratteristiche specifiche meritevoli di attenzione.

    World War Z:  

http://www.worldwarzmovie.com/
http://www.worldwarzmovie.com/

   

   E' un prodotto piuttosto ben riuscito nonostante, sia il regista Forster che attore protagonista Pitt, si siano misurati in un genere a loro non abituale. La difficoltà di sperimentare un genere horror trattando uno dei suoi temi più usuali é di non poco conto. 

Da considerare anche che il romanzo che ispira la pellicola non ha una fisionomia “cinematografica”: trattandosi di un testo strutturato ad episodi non è adatto così com'è ad un copione filmico. Essenziale era creare un personaggio, uno con una funzione precisa e l'idea di un investigatore chiamato ad indagare sulle origini del virus é risultato azzecatissimo. Chi conosce lo stile di Forster riesce a comprendere come nei suoi film i personaggi siano caratterizzati al meglio. 


    Anche in WWZ tutto è incentrato attorno al personaggio e la cosa funziona. Lui, i suoi ideali, i suoi affetti, la sua logica e riflessione sono il nucleo centrale della storia e ciò che ruota attorno a questo nucleo é poi facilmente arricchibile di ingredienti variegati, tipici dell'horror e non solo. La famiglia gioca un ruolo decisivo perché è la meta, la motivazione, la spinta che lo fa muovere. Pitt si dimostra versatile in queste vesti e il suo personaggio é reale. E' uno di noi, uno normale.
Lo zombie é calato in un contesto non immaginario ma assolutamente reale e quotidiano. La globalità dell'emergenza ci mostra come, questa piaga letale, viene vissuta in ogni parte del mondo. I non morti non hanno il passo incespicante dei tipici zombie della cultura haitiana che tutti conosciamo ma anzi, corrono e scattano animati da ogni sorta di stimolo, per lo più sonoro. Personalmente, ho rivisto molto dei vampiri di 30 giorni di buio di David Slade del 2007 negli zomie di WWZ, ma la cosa non mi ha disturbata molto. La fisionomia dell'essere umano non é stata stravolta, e l'idea dell'oblio in cui ricadono in assenza di stimoli é stata piuttosto accattivante. Bella l'imprevedibilità della vicenda: la missione iniziale di copertura al virologo era roba un po' scontata, ma il repentino cambio di scena a missione appena iniziata sorprende da subito, e lo spettatore si prepara così ad un ritmo più vivace del previsto.

  Official site: http://www.worldwarzmovie.com/

Scheda tecnica: http://www.imdb.com/title/tt0816711/?ref_=ttexst_exst_tt 

Io sono leggenda


https://www.facebook.com/IAmLegendMovie


   Vanta un interprete altrettanto popolare quanto Pitt. Will Smith, più testato nella fantascienza che nell'horror, ha comunque caratterizzato in modo convincente un personaggio meno reale del protagonista di WWZ ma più idealizzato, leggendario appunto. Robert Neville é un "pistolero", ma é soprattutto un predestinato e in lui non é facile identificarsi come con Gerry Lane, ed il suo ruolo nella vicenda é molto più simbolico. Il suo mondo, in Io sono leggenda, é decisamente meno popolato di quello del collega Pitt in WWZ e gli zombie con i quali ha a che fare sono più animaleschi, più barbarizzati nell'aspetto, seppur comunque aggressivi tanto quanto quelli di Forster. Differenza notevole che é stata apportata alla pellicola rispetto al romanzo é che i non morti dello scrittore Matheson sono in realtà dei vampiri, mentre il regista Lawrence porta nello schermo zombie. 
   Anche in questo caso i non morti di Io sono leggenda sono calati in un contesto urbano ma lo stato di avanzamento del disfacimento della civiltà é notevolmente più progredito. L'emergenza in WWZ é appena sfociata mentre in I am legend le città sono in rovina da tempo e al mondo sono rimaste in vita molte meno persone (anzi, nel romanzo originale il protagonista Neville é proprio l'ultimo essere in vita).
   Interessante notare che Io sono leggenda é il terzo film ce si ispira al libro di Matheson. Prima di Lawrence già Sagal nel 1971 aveva proposto The Omega Man e ancor prima, nel 1964, Salkow e Ragona creavano per lo schermo L'ultimo uomo della Terra.
Anche qui si prospetta la fine del mondo e l'estinzione della civiltà umana, e anche qui il contesto é globale, calato nell'attualità dei nostri tempi. Le armi sono simili per entrambe le pellicole: si combatte a ritmo di vaccini e sangue.
   Più prevedibile di WWZ per quanto riguarda l'evolversi della vicenda, con i non morti che affinano la tecnica di caccia e con il sacrificio finale dello stesso protagonista (nel libro Neville si suicida in un modo molto diverso). La famiglia assume una valenza affettiva importante in entrambe le pellicole ma con un ruolo decisamente diversificato. In Io sono leggenda la moglie e la figlia di Neville sono morte e lui, rimasto solo, vive con il loro ricordo, e tenta di trovare una cura per una risurrezione simbolica, una sorta di riscatto morale. In WWZ invece la famiglia di Lane c'é, e lo aspetta, e lui ha il dovere di tornare da loro. Quindi la sua vera missione é trovare una cura per salvare la sua famiglia prima di tutto.



   Accattivanti e ben strutturate queste pellicole che accontentano i gusti del pubblico dell'horror poco impegnato e di un misto d'azione-fantascientifico. Se la sono cavata bene Smith e Pitt e bravi Lawrence e Forster a gestire con nuova freschezza uno degli archetipi più noti del genere di paura, quello dei morti viventi.

martedì 17 dicembre 2013

E' ancora il momento dei fratelli Hemsworth.

    Continua l'ascesa dei fratelli australiani decisi a conquistare sempre più Hollywood e pare ci stiano riuscendo. Nuove icone sex symbol, apprezzatissimi dal pubblico femminile, pare siano apprezzati (professionalmente!) anche da registi come Francis Lawrence, Joss Whedon, e Ron Howard. Chris, Liam e Luke Hemsworth, nati a Melbourne (Australia), sono tutti e tre accomunati dall'esperienza vissuta nella serie televisiva Neighbours (2001-2008). Da allora hanno avuto percorsi diversificati in campo cinematografico e ad oggi sembrano essere giunti ad una contemporanea ascesa, nella prospettiva di interessanti e proficue collaborazioni. La sfida più vivace se la stanno giocando Chris (classe 1983) e Liam (1990) che, proprio in questo periodo, stanno sbancando il botteghino per i proventi maturati dai prestigiosi ingaggi per Thor e Hunger Games. Staremo a vedere cosa ci riserveranno in futuro questi giovani interpreti. Personalmente resto in attesa del tanto sospirato seguito di The Avengers (2015) per Chris Hemsworth, diretto ancora dal più che convincente Joss Whedon.


Nella filmografia di ognuno meritano attenzione

per Chris Hemsworth:  

http://www.mymovies.it/biografia/?a=123391
Quella casa nel bosco - 2012
The Avengers - 2012
Rush - 2013                                                   
Thor. The Dark World - 2013
The Avengers. Age of Ultron - 2015



The last song - 2010
Hunger Games - 2012
Empire State - 2013            
Il potere dei soldi - 2013                               
Hunger Games. Il canto della rivolta. Parte 1 - 2014
Hunger Games. Il canto della rivolta. Parte 2 - 2015



Bikie Wars. Brothers in Arms - 2012
Infini - 2014
The Anomaly - 2014
The 34th Battalion (pre-produzione)





lunedì 16 dicembre 2013

Indagine sulla tecnica cinematografica. The Shining, un esempio di cinema come immaginario dell’orrore.

   Non la recensione, ma il tentativo di un'indagine sulla tecnica cinematografica di una pellicola icona del cinema d'orrore e non solo. 
Sospeso fino alla fine come un labirinto del senso, The Shining imprigiona nella soglia dubitativa. Nato da un testo letterario, omonimo romanzo di Stephen King del 1977, è il prodotto cinematografico di Stanley Kubrick, diretto per il grande schermo nel 1980.

La storia in 100 parole: 
    
   Divenuto il guardiano dell'Overlook Hotel, Jack vi si stabilisce con la moglie Wendy e il figlioletto Danny durante la chiusura invernale. Isolati dal resto del mondo, iniziano ad accadere fatti sorprendentemente inquietanti. Danny ha la visione di due bambine assassinate, e Jack intraprende colloqui solitari con il precedente guardiano dell'albergo, morto suicida, entrando in una sintonia mostruosa con l'antico vissuto dell’hotel.
Preda di una follia omicida, nel tentativo di uccidere il figlio, Jack muore e di lui si ha la visione finale in una vecchia foto che ritrae una festa del 4 luglio 1921. Jack era al centro del gruppo.


https://www.facebook.com/KubrickShining

 

Significati e significanti:


Il viaggio. L’incipit del film è l’inizio del viaggio verso un mondo che gli spettatori ignorano ancora. Dalla veduta aerea di un auto la camera da presa ci permette di seguire questo percorso.
L’Overlook Hotel. Maestoso e desolato, è metafora di una coscienza vivente, che assiste agli eventi. Lui li narra nel film dalla sua ottica. Significativa la scelta del nome dato da King: to overlook significa dominare, guardare dall’alto.
Il doppio. Presenza emblematica è il compagno immaginario del figlioletto, che lui chiama Tony. Un efficace doppio, un' esistenza accanto a lui. Tony, lo shining (traducibile come luccicanza, o luccichìo), permette a Danny di vedere  le tracce di ciò che é avvenuto di brutto nel passato.
Il nutrirsi. Kubrik fa leva su uno dei terrori ancestrali infantili presenti nelle fiabe: il nutrirsi, i luoghi e gli oggetti del cibo, connessi alla paura di essere divorati. La dispensa in cui viene rinchiuso Jack, il coltello con cui Wendy si difende, e i riferimenti del mangiare nei dialoghi “Mi dovrò riempire le tasche di briciole di pane per non perdermi” o “Ti piace l’agnello, Doc?” (é il cuoco a porre tale domanda, lui che sarà proprio l’agnello sacrificale per la salvezza del bambino).
Il labirinto. Elemento evocativo di significati antichi: un santuario inaccessibile, simbolo della complessità dell'inconscio. Il labirinto è la chiave di lettura del film.
L'identificazione del vivo col defunto. Avviene quando Grady dice a Jack di essere sempre stato lui il guardiano. Tale consapevolezza comporta la ripetizione del gesto che era già stato richiesto al signor Grady.
Fusione tra personaggio e interprete. Vincente è la fusione ideale (e rara) tra attore e il suo ruolo, nella forse più riuscita interpretazione di Nicholson, con i suoi continui cambiamenti di maschera, feroce e ironica.
Il tempo. Il tempo cadenza la follia che viene svelata distribuendo con maestria gli indizi.
I dialoghi. Conversazioni (apparentemente) solitarie di Jack, alle quali prendono parte personaggi arcani. Il piano bar gremito di persone in abito da sera e l’incontro con l’uomo dietro al bancone, materializzano una follia che sta per concretizzarsi.
L’estremo avvertimento. Il figlio allerta la madre della minaccia incalzante con quella scritta pungente sulla porta della sua stanza, Redrum, che, composta al rovescio, contiene il messaggio inequivocabile, murder
La presa di coscienza. Wendy prende coscienza per ultima di ciò che accade e difenderà suo figlio da un massacro ingiustificato. Comprenderà l'esistenza della quale vive l’hotel e le entità che vivono di una realtà passata ma ancorata nel presente.
La soluzione logica. Lo spettatore ipotizza una soluzione logica del dramma alla fine del film, nella sequenza della morte del protagonista all’interno del labirinto.
Ribaltamento temporale. Il mistero si riapre e un dubbio assale nuovamente il pubblico. La foto del 1921 svela lo sfasamento cronologico di cui Kubrick esalta la potenzialità. 
Lo svelamento. Scioccante la conclusione del film che racconta ciò che credevamo fosse una follia, e che si svela per ciò che è davvero: Jack é sempre stato parte dell'hotel e la foto lo dimostra attestando la sua resurrezione perenne.

La tecnica di Kubrick:

   
  Kubrick sfrutta sapientemente la tecnica stilistica del doppio movimento speculare e simmetrico, e la macchina da presa avanza e arretra creando forte empatia. Un espediente di raffinato impatto emotivo adottato nella scena in cui Danny vede le gemelle, assassinate dallo stesso padre: le immagini alternano il viso di Danny e le bambine massacrate (le immagini lasciano intendere che il bambino vede nel passato l’uccisione delle bimbe). Le gemelle immobili guardano la telecamera ma i piani tra una sequenza e l’altra sono ravvicinati. I corridoi usati nelle riprese sono diversi. 

Nella seconda scena il corridoio è meno profondo di quello della precedente, e questo rende le gemelle inaspettatamente avanzate verso l’obiettivo (e verso Danny).

    Alla staticità di inquadrature, degli ambienti ripresi dall’alto, dei campo e controcampo, si oppone la dinamicità della steadicam. E' un sistema di stabilizzazione di immagini oggi obsoleto, ma usato negli anni '80 per seguire l’oggetto in movimento senza perdita di fluidità, evocando la sensazione di accompagnare il soggetto e creando vicinanza e realtà di movimento. Un supporto lega la macchina da presa all’operatore (indispensabile nei cambi di direzione improvvisi), e l'effetto è angosciante. Belle le riprese che “rincorrono” materialmente il triciclo di Danny nei corridoi dell’albergo... regalando un trasporto ossessivo e che non rompe mai la simmetria col personaggio sulla scena. 

    Coinvolgente la sequenza scenica di Jack con la giovane donna che lo seduce nella camera 237 e che si tramuta poi in una vecchia in decomposizione. 

Sequenza che anticipa gli stessi movimenti di Jack e Wendy sulle scale nella scena successiva: il cadavere della donna nella vasca, Jack indietreggia mentre la macchina da presa procede verso di lui. La vecchia avanza e la macchina da presa arretra. Ancora, Jack indietreggia e la camera lo segue. Colpisce di questa sequenza il continuo cambiamento di prospettive.
 
   Il punto di rottura decisivo della suspance si ha nella sequenza scenica che probabilmente è tra le immagini più note nella storia del cinema. Icona del delirio, un Jack Nicholson il cui volto è l’immagine della follia omicida, sfonda le assi della porta della camera dove si è nascosta Wendy, ed il volto di lei è immagine stessa della paura.

    Lo stile registico di Kubrick, delle vedute aeree a bassa quota e in avanti, sarà la tecnica che caratterizzerà il cinema horror per tutto il decennio successivo. 
L'inesorabilità di esterni desolati alternate a riprese di interni dalle tinte angoscianti, con un richiamo spasmodico del sangue.
La luce infrange le regole dell’horror: l'oscurità non è rappresentata nella sua valenza tipica. La luce artificiale é perennemente accesa e, non scandendo i giorni e le notti, annulla il confine tra reale e immaginario.
L’inquadratura, come il lago o l’auto all’inizio del film, con la telecamera che va incontro all’oggetto, lo fa sembrare in movimento. Le inquadrature sono simmetriche, di solito c’è la montagna sulla destra, il burrone a sinistra e così via.
Il tono inquietante delle riprese è sostenuto soprattutto dal commento musicale del brano Songe d’une nuit du Sabbat, tratto dalla Symphonie fantastique, opera 14 composta da Hector Berlioz nel 1830. Sintetizzato da Carlos e Elkind appositamente per la pellicola col nome The Shining, consiste in accordi discendenti con cadenze di marcia funebre.


Perché Shining é l'emblema del Perturbante nel cinema dell'orrore:

   
   Kubrick crea con Shining una pellicola strutturata ed efficace, un racconto dall’alto nel quale non c’è il punto di vista di uno dei personaggi. La particolarità più apprezzabile é l’attenzione che pone allo spettatore. C'é identificazione dello sguardo col film.
“Chi guarda che cosa” è l’interrogativo che ci si pone di fronte a questa pellicola. Immagine e sguardo che si confondono a vicenda, e i connotati del perturbante, fanno di Shining l’unione dei significati e i significanti più noti nel cinema dell’orrore.

Official site:  
https://www.facebook.com/KubrickShining
Scheda tecnica:  
http://www.imdb.com/title/tt0081505/?ref_=ttfc_fc_tt



Il materiale relativo all'analisi tecnica e stilistica della pellicola é stato reperito in occasione della stesura della mia tesi di laurea in Psicologia sociale, Ateneo di Macerata, Scienze della Comunicazione. 
Tra le fonti bibliografiche principali per questa analisi: 
Strada, R. (2005), Il buio oltre lo schermo. Gli archetipi del cinema di paura, Zephyro, Edizioni, Milano.
D’Urso, V. - Trentin, R. (2009), Introduzione alla psicologia delle emozioni, Editori, Laterza, Roma-Bari.
Cremonini, G. (2005), Stanley Kubrick. Shining, Lindau, Torino.

martedì 10 dicembre 2013

Vincenzo Mollica. Tra gli "addetti ai lavori" c'é chi parla davvero di Cinema.

   Se sapessi scrivere o sapessi anche solo esprimere i pensieri come li sa esternare Vincenzo Mollica sarei fiera di me stessa.
Un paroliere, un cronista, a volte un filosofo. Purtroppo, delle sue doti non ne possiedo neanche una (...ahimé!), ma condivido una passione, quella per il cinema.
Un semplice amante del film e della canzone d'autore, del fumetto, così raffinato ma che sa raccogliere i pensieri in modo semplice, e semplicemente li sa raccontare.
Fedele da anni alla pagina dello spettacolo, Vincenzo Mollica ha collaborato a redazioni prestigiose che lo hanno fatto conoscere ed apprezzare proprio per quello stile pulito ed amico che piace al suo pubblico. Dall'Occhio nel '79, al Tg1 nell'80, alla realizzazione di fortunate trasmissioni televisive come Taratatà o Per fare mezzanotte, fino alla sua opera migliore, la rubrica DoReCiakGulp, che condensa una vita passata ad amare l'arte del cinema e dello spettacolo (oltre che della musica, della lettura e del disegno).
E così questa rubrica del Tg1, dal 1998 offre uno spazio sapiente per chi cerca un'informazione sana e libera o per chi semplicemente vuole ficcare il naso per sapere cosa si muove tra le quinte. Bella la pagina “Mollica istantanee” che dal 2011 riunisce il suo pubblico su Facebook. Ed é un pubblico numeroso ed affezionato.
L'idea di nominare la pagina con la definizione “istantanee” é legata all'incidente che segnò un momento della sua vita, momento dal quale ricorda eventi e fatti come se fossero istantanee, appunto, nella sua mente (come lui stesso scrive nelle annotazioni del sito mollica.rai).

    Ascoltare una recensione di Mollica é come ritrovarsi a cena con un vecchio amico, senza formalità né schemi stabiliti.
Vederlo intervistare celebri personaggi è come osservare un momento di vita privata, assistere ad un'amichevole conversazione, anche da semplici uditori.
Di lui si può affermare con tranquillità che ancora (per fortuna) tra gli addetti ai lavori, in un mare di saccenti, c'é chi parla di Cinema perché per prima cosa, oltre che conoscerlo, lo ama.
 


"Nelle pieghe del banale si nasconde l'animale"
(Vincenzo Mollica, Fonte: Annotazioni www.mollica.rai.it)


 

Mollica-istantanee DoReCiakGulp: 
http://www.mollica.rai.it/

domenica 8 dicembre 2013

Capitan Harlock. Grandiosità tecnica e malcontento dei fans?

   Dal primo gennaio rivive anche nelle sale italiane Capitan Harlock, il cupo pirata spaziale di Leji Matsumoto, personaggio che accompagnò più di trent'anni fa un'intera generazione, dal Giappone fino in Europa. Rinnovato pienamente nello stile da un 3D e da una tecnologia d'avanguardia, il nuovo film di Harlock é frutto dell'impegno creativo di Shinji Aramaki (e della Toei Animation), che ne conserva i tratti peculiari ma plasma, a misura di pellicola, la figura del Capitano, alterandone in parte il volto leggendario. 

   


   I fans dell'Harlock originale probabilmente piangeranno la scelta di Aramaki di rendere il ruolo del Capitano più sfuggente, meno centrale, farlo apparire come un'icona che entra in scena e scompare senza essere acclamato nè rimpianto. Questo nuovo capitolo vede in prima linea non tanto Harlock, quanto i due fratelli in lotta tra loro, che rappresenteranno il fulcro centrale della storia: Logan e l'ufficiale Ezra. Il primo, inizialmente infiltrato a bordo dell'Arcadia, si schiererà con Harlock contro la coalizione Gaia, e contro suo fratello. 
   La natura della vicenda ci aiuta a riconoscere l'etica essenziale del Capitano, ma forse questo ai seguaci del mito di Matsumoto non basta... Perennemente in lotta contro i regimi totalitari, devoto paladino della libertà, solitario e riservato, tenderà ad ostentare la sua leggenda, e lo farà assumendo le sembianze del mito inafferrabile. Interessante comunque la simmetria col personaggio Logan, suo iniziale nemico e suo ipotetico successore. Entrambi accomunati da un passato che pesa sulle loro coscienze (Harlock é un ex ufficiale dello schieramento nemico), si alleano per condividere i propri ideali. L'idea dell'unione per un fine comune e la rinuncia ad un isolamento estremo é il tema che caratterizza questo film ma che abbandona (forse troppo drasticamente), la pirateria spaziale che comunemente ci si aspetterebbe parlando di Harlock. Il lato struggente del personaggio al quale eravamo abituati forse non emergerà in questa pellicola che, comunque, si dice essere il linea col mito originale. 
   L'aspettativa é quella di un soggetto meno particolare di quello di Matsumoto, immerso in una storia più generica. Attendendo l'uscita del film in Italia possiamo solamente sperare che questa pellicola doni ai personaggi la loro essenza anche se verrà a mancare l'elemento narrativo originale al quale eravamo affezionati.