martedì 26 novembre 2013

Autorialità e cinema invisibile.

   Che le case di produzione vincolino i registi a scelte forzate (fino ad imporre il soggetto da rappresentare o il cast di interpreti) é una cosa nota, e che le pellicole, condizionate dagli ingenti capitali investiti dalla casa madre vengano immesse nella “grande distribuzione”, é altrettanto risaputo.
Ma il regista é uscito completamente di scena o ci sono pellicole che resistono al controllo dei colossi della produzione? 
Sono quelle poche pellicole ad uscire dalla distribuzione forzata, nascondendosi nel cinema di nicchia, dove possono essere apprezzate, oltre che per il loro contenuto artistico anche per quello tecnico. Un cinema d'autore insomma, ancora esistente, anche se raro. O recentemente definito cinema indipendente.
   Spesso si tratta di film che non si esauriscono al solo scopo di intrattenimento, ma film che raccontano con acuta oggettività il reale.
Non si parla unicamente di film autoprodotti (la tipologia più pura in assoluto, almeno dal punto di vista dell'autorialità), ma anche di film prodotti da case più o meno grandi, ma che abbiano vantato, nella percentuale maggiore possibile, del lavoro libero ed indipendente del regista.
   Autorialità (o in alcuni casi sarebbe più appropriato parlare di semi-autorialità)... i film invisibili ci sono eccome, e il fiuto dello spettatore esigente sarà sempre in grado di raggiungerli.

Un esempio di cinema d'autore: Eraserhead (1977) di Lynch.

Scheda tecnica Eraserhead:
http://www.imdb.com/title/tt0074486/?ref_=fn_al_tt_1

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