martedì 12 novembre 2013

Tecnica cinematografica: la videocamera amatoriale a mano

   La tecnica di ripresa amatoriale da una camera a braccio é il moderno espediente che offre all'inquadratura una singolare angolazione di prospettiva e allo spettatore un gran mal di testa! Divenuta piuttosto usuale nelle pellicole di genere horror di recente generazione, in origine caratterizzava il docu-film, il racconto tramite un solo punto di vista, una sola visuale, quella del protagonista, il cui braccio appunto, muove la camera da presa. 
E siamo tutti lì, incastrati in quella porzione di visione e l'obiettivo è l'unico occhio che noi spettatori possiamo avere. Coinvolgente ma... stancante, soprattutto considerando gli sbalzi che subisce la telecamera, la mancanza di inquadrature stabili e le zoomate improvvise che testimoniano il dito poco esperto tipico della ripresa amatoriale.


   "Cloverfield", "Live!", "The Blair Witch Project", "Cannibal Holocaust", "Quarantena" (e i vari cloni Rec, ecc …), sono tra le pellicole che hanno sposato questa tecnica. Qualcuna di esse, bisogna ammettere, lo ha fatto con maestria, conferendo allo spettatore quell'ansia genuina richiesta dalla pellicola stessa. La ripresa da una camera di scarsa qualità può essere considerata molto più “realistica”, soprattutto se se si parla di un horror. Altre, purtroppo, hanno sfruttato questo espediente  per puro diversivo, quale disperato tentativo di arricchire con la tecnica un contenuto scarno nella struttura e nella sostanza. Probabilmente pellicole come "Live! Ascolti record al primo colpo" sono da inserire nella categoria “tentativo disperato”.

Prodotti come Cloverfield, Rec, The Blair witch project e simil, hanno per parte loro una motivazione più plausibile per l'uso della ripresa amatoriale, che é inserita naturalmente nella storia. Questo rende più familiare e digeribile allo spettatore la visione sin dall'inizio del film, anche se parlando di digeribilità, il discorso si complica. Ripensando a Cloverfield, per esempio, non possono non tornare in mente quelle (tante) sequenze del girato in movimento che vengono realizzate correndo (anzi.. scappando!). Tra i non sostenitori delle riprese “mobili” c'è chi trova limitante il fatto che venga proposta una sola ottica di inquadratura, come se il film fosse raccontato da un unico punto di vista non oggettivo, che non permette allo spettatore di esserne coinvolto.


   Mal di testa o puro coinvolgimento quindi?... C'è chi ama questa tecnica per il realismo della prospettiva nel quale potersi riconoscere, e chi invece la odia, proprio per gli effetti collaterali. Esprimere un giudizio definitivo ovviamente é piuttosto improbabile dato che, come al solito, é il prodotto filmico in questione che fa la differenza. 
L'uso di questa pratica é certamente una scelta importate che decreta la struttura dell'intera pellicola e l'abusarne non é certo di valore aggiunto al film, anzi.
Come ogni tecnica, c'è chi la usa con sapienza e chi ne abusa. Il risultato é un sicuro effetto shock (in positivo e in negativo) che però non sempre ti fa dire “Wow! Che film!”.


Cloverfield Official site:  
http://www.paramount.com/

Scheda tecnica:
http://www.imdb.com/title/tt1060277/?ref_=ttexst_exst_tt

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