venerdì 31 gennaio 2014

I CineEvergreen. Il Gladiatore.

" Al mio segnale ... scatenate l'inferno."


http://www.mymovies.it/film/2000/ilgladiatore/
http://www.mymovies.it/film/2000/ilgladiatore/


Il Gladiatore (Gladiator), 2000
Maximus (Russell Crowe)
Regia di Ridley Scott


Fonte citazione: www.mymovies.it


venerdì 24 gennaio 2014

Analisi antropologica sull’avidità: così è stato definito The Wolf of Wall Street.

  
   Dire che Leo sta a Martin come il cacio sta sui maccheroni sarebbe alquanto scontato ma, parrebbe comunque, adatto al caso in questione. Che quello tra loro sia un matrimonio felice ormai è cosa nota ed è uno dei motivi per cui, noi, spettatori consapevoli di tale certezza, ci rechiamo al cinema a vedere l’ultimo nato in casa Scorsese Di Caprio. Ma questa volta ci troviamo di fronte ad irriverenza pura e la cosa, ammetto, mi é piaciuta. E' un film sfacciato e che ha sicuramente caratterizzato il personaggio agli eccessi, ma con una disinvoltura che ci fa abituare da subito al contorno disinibito e sconcio che accompagna la vicenda, non mettendoci necessariamente a disagio. 
   Che dire quindi di questa biografia delirante sul Lupo di Wall Street? Una commedia dal ritmo intenso che ricalca a misura i tratti peculiari del cinema di Scorsese, quei tratti che ti fanno andare al cinema sapendo cosa troverai, e quegli stessi tratti che comunque, ti fanno stupire ogni volta. Definita non a caso dalla critica erudita “commedia nera” o “analisi antropologica sull’avidità”, The Wolf of Wall Street non è un film sulla finanza ma è il racconto dell’ascesa e poi della caduta morale dal punto di vista umano e sociologico. Ci propone comunque, pur senza il fine dell’analisi economica, una finestra sul mondo dell’alta finanza, uno spaccato della corruzione e del mondo del business di una New York anni novanta.

http://www.mymovies.it/film/2013/thewolfofwallstreet/

   Morale quindi, etica, ambizione, sesso, successo e … redenzione? Beh, quella ben poca. Jordan Belfort, il broker che ispira la storia del film, si era già raccontato in un'autobiografia nella quale venivano portati alla luce i fatti legati alla sua carriera di avido intermediario finanziario, e nello stesso libro lui si mostrava come un uomo nuovo, rinato dai suoi errori. La pellicola ci mostra invece la sua ascesa con estrema enfasi e poi la sua disfatta, lasciandoci privi però della possibilità di percepire con convinzione una redenzione morale e una ricrescita umana del protagonista. 

   Leonardo Di Caprio si dimostra convincente in questo ruolo che, come in ogni ricostruzione biografica, richiede una dedizione e un totale plasmarsi sul personaggio. Lo fa Leo, arricchendo però quel ruolo col carisma che ormai riconosciamo in lui, e con quel suo recitare deciso e sfacciato. Non saprei con che parole descrivere l'interpretazione nella sequenza del suo trascinarsi dalle scale verso la macchina, e ciò che segue a casa, quella lotta al telefono, é ancora più entusiasmante!
   Ottima a mio parere la ricostruzione scenografica degli ambienti eleganti e di élite del mondo del business americano di quegli anni; buona la fotografia e la cadenza ritmata a tratti spasmodica, che non dà tregua allo spettatore, forse impreparato a questo. Stupisce infatti, a mio parere, l’andatura nevrotica della pellicola, che rapisce in una morsa di complicità. Belli gli stand up del protagonista alla macchina da presa. E' proprio lui  a spiegarci i ricami degli eventi. E davvero intriganti quei brevi monologhi interiori e gli scambi fugaci di pensieri che passano tra i personaggi in alcuni tratti di sequenze.
   Che dire del cast tecnico e di quello artistico?
Nomi più o meno noti come Terence Winter, writer de “I Soprano” o “Boardwalk Empire”, Rodrigo Prieto alla fotografia (“I segreti di Brokeback Mountain”, “Babel”) e musiche di Howard Shore (“Il Signore degli anelli”, “Lo Hobbit”).
Jonah Hill, Margot Robbie, Matthew McConaughey, Kyle Chandler sono tra gli interpreti che accompagnano Di Caprio in questa commedia brillante che gli ha fruttato il Golden Globe 2014 come Miglior attore in una commedia.
La pellicola è in nomination per gli Oscar 2014 nelle categorie: 
- Miglior film, 
- Miglior regia, 
- Miglior attore, 
- Miglior attore non protagonista (Jonah Hill), 
- Miglior sceneggiatura non originale (Terence Winter). 
   Personalmente sono tra coloro che da tempo attendono per un Oscar a Di Caprio. Vedremo se con questa pellicola Leo ce la farà ad accontentare la giuria. Per il mio parere (e non ho visto ancora tutte le pellicole in lista nelle nominations) penserei che sia Christian Bale per American Hustle il rivale più temibile, ma di certo, gli altri Big in gara non sono avversari di poco conto.
Come sempre... staremo a vedere.


Official site:  http://www.thewolfofwallstreet.com/index_splash.php
Scheda tecnica: http://www.imdb.com/title/tt0993846/?ref_=nv_sr_1

I CineEvergreen. Slevin - Patto Criminale.

"Questa é una mossa Kansas City: loro guardano a destra 
e tu ... vai a sinistra."


http://www.luckynumberslevin.ru/
 Official site (.ru): http://www.luckynumberslevin.ru/


Slevin - Patto criminale (Lucky Number Slevin), 2006
Mr. Goodkat (Bruce Willis)
Regia di Paul McGuigan 


Fonte citazione:  Wikipedia

lunedì 20 gennaio 2014

Cinema e scienza. Esperimenti in sala cinematografica.

   La rappresentazione filmica è il contesto appropriato per suscitare emozioni, e della seduttività che caratterizza la sala cinematografica dovremmo esserne coscienti: il cuore di noi spettatori, presi dalla visione appassionata di una pellicola, è sottoposto a sforzi notevoli e il buio favorisce tensioni e pulsioni dispendiose in termini fisici e psicologici.
Il film di certo costituisce una situazione molto coinvolgente sul piano emozionale e l’esposizione a sequenze intense induce quindi modificazioni fisiologiche. Il futuro del cinema sarà dominato dall'analisi dei comportamenti del pubblico e dalla psicologia cognitiva, e avrà lo scopo di realizzare pellicole di sicuro successo. E' già così, e lo sarà anche di più: la scienza come supporto di produzioni, registi e interpreti nella realizzazione di pellicole capaci di incollarci alla poltrona. 
 
   Tra le ricerche effettuate nel campo delle emozioni, hanno un fascino particolare quelle condotte sulle sequenze di paura contenute in una pellicola dell’orrore. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Padova ha individuato le modificazioni psicofisiologiche e la “memoria” di un film con scene emozionanti. Lo studio è stato condotto da psicologi con competenze scientifiche differenziate, accomunati dalla passione per il cinema.

   E’ ipotizzabile che le emozioni prodotte da un film comportino una varietà di risposte fisiologiche, non tutte caratterizzate in maniera omogenea. Gli esperimenti sono stati condotti su soggetti esposti alla visione di particolari sequenze filmiche. La paura in particolare, o meglio, la percezione emotiva legata alle scene di paura (e prendo a riferimento la paura perché è uno dei generi che prediligo, soprattutto per il forte impatto emotivo), è caratterizzata da accelerazione cardiaca, incremento della frequenza respiratoria e aumento del tono muscolare, in opposizione alle sequenze neutri o tristi che inducono invece alla diminuzione ed al rallentamento.

   Che dire della valutazione soggettiva dell’emozione e della memoria?

Le sequenze di paura vengono giudicate dai soggetti come le più emozionanti e riguardo alla memoria, invece, vengono ricordati meglio i dialoghi concomitanti alle sequenze di paura solo dopo la visione del film, con un effetto a breve termine. Le scene di paura sono pertanto quelle che vengono maggiormente ricordate dagli spettatori. Il ricordo delle sequenze associate ad emozioni forti resta lucido in noi (parliamo di dialoghi, battute e sfumature contestuali). Il paradosso é che sono le scene di paura a essere dimenticate però con più facilità nei giorni seguenti la proiezione, questo perché l’autovalutazione stessa della paura diminuisce dopo alcuni giorni.

   Interessantissimo anche lo studio condotto da John Enderson e dal suo team, nel dipartimento di Psicologia dell’Università del South Carolina, anche lui alle prese con l’analisi del comportamento degli spettatori di un film. Mediante un sistema di mappatura oculare, Enderson si preoccupa di stabilire cosa guarda lo spettatore nello schermo. Si chiama Diem (Dynamic Images and Eye Movements) ed é un occhiale simile a quello per la visione 3d, e funziona traducendo i dati dei movimenti oculari in grafici cartesiani sovrapponibili al video. Le informazioni ottenute suggeriranno al regista cosa piace al pubblico, cosa scatena più emozioni e cosa viene tralasciato.
Non abbiamo scampo!



Sull'argomento:


Baroni, Cornoldi, De Beni, D’Urso, Palomba, Mainardi Peron, Stegagno, 
“Emozioni in celluloide” (1989), analisi degli esperimenti sulle emozioni esaminate durante la visione di pellicole di varia tipologia;

"Il cinema di domani: la regia delle emozioni”, Focus (giugno 2011).

venerdì 17 gennaio 2014

Pregustando l'attesa del curioso “Saving Mr. Banks”.

http://www.mymovies.it/film/2013/savingmrbanks/


    “Saving Mr. Banks” uscirà il 20 febbraio nelle sale italiane e molto probabilmente sarà una pellicola che saprà farsi voler bene dal pubblico disneyano ma anche dalla critica di genere. Il film ci mostrerà uno spaccato della carriera del gigante Disney, interpretato da Tom Hanks, e racconterà di lui come uomo e della sua intraprendenza, quella stessa intraprendenza che lo farà diventare uno dei Big nel mondo cinematografico.
Ma la pellicola non è la biografia della vita di Walt Disney per come sappiamo essere una biografia standard, ma si concentra sulla vicenda che ha visto la nascita di una delle pellicole più celebri di casa Disney, "Mary Poppins".
Vengono narrati in questo film gli sforzi compiuti per l'adattamento cinematografico del best seller di Pamela Lyndon Travers che scrisse il romanzo nel 1934, e soprattutto la dura battaglia intrapresa da Walt per ottenere i diritti di sfruttamento del romanzo (battaglia che vinse solo dopo 14 anni).
C'é da dire che la scrittrice australiana era particolarmente affezionata al suo Mary Poppins, oltre perché divenne celebre grazie a questa opera, ma in particolar modo perché il romanzo, che lei scrisse da adolescente, era nato con lo scopo di alleviare e distogliere i fratellini da uno stato di malinconia che pare fosse legato alla depressione della loro madre.

   Una tipa tosta che non vuole cedere quindi alla proposta del grande Disney. Tipa tosta che non poteva essere interpretata in maniera più brillante che da Emma Thomson, una delle Signore del cinema inglese. La Travers, riluttante fin dall'inizio all'idea di dare in pasto la sua tata allo sfruttamento commerciale che il film avrebbe comportato, non si piega alle proposte di Disney.  
Questa pellicola insolita non si limiterà solo a mostrare la battaglia legale e personale che i due andranno ad intraprendere, ma ci racconterà come, tramite una negoziazione intima e morale, entrambi scaveranno dentro loro stessi ricordi e sentimenti in una circospezione reciproca delle loro motivazioni e paure. Insieme, alla fine, daranno vita ad una pellicola che entrerà nella storia del cinema fantasy.   
Scorrendo i nomi principali del cast tecnico troviamo alla regia John Lee Hancock, lo script é di Kelly Marcel e Sue Smith, e alla fotografia John Schwartzman. Il commento musicale del film é firmato Thomas Newman ed é in nominations per l'assegnazione del premio Oscar 2014 come miglior colonna sonora originale.
Il cast di interpreti vede alla guida quindi due grintosissimi Hanks e Thomson, ma troveremo anche Colin Farrel nei panni di Goff Travers, Paul Giamatti, Jason Schwartzman, Ruth Wilson, Rachel Griffiths, B.J. Novak, Bradley Whitford, Kathy Baker, Victoria Summer, Dendrie Taylor, Ronan Vibert.
Bellissima la locandina con le ombre proiettate di Disney e della Travers, come le figure di Topolino e di Mary Poppins! 

    E ovviamente durante la visione godremo delle musiche, delle parole e dei ricordi più belli del film Mary Poppins e forse torneremo a ripetere, come facevamo da bambini, "Supercalifragilistichespiralidoso".
Insomma, i presupposti per godere di un'opera filmica da pollice in sù ci sono tutti. 
Come al solito... staremo a vedere..


Official site: http://www.disney.com.au/movies/saving-mr-banks














CineSondaggio chiuso. Quale il miglior Freddie Mercury?

Sacha VS Ben. Quale il miglior Freddie Mercury?
CineSondaggio sul Mercury-Biopic: Coen lascia il posto a Whishaw e la decisione genera consensi e critiche. Approvi la nuova scelta o pensi che rimpiangeremo Baron Coen?

In relazione al post di mercoledì 8 gennaio nel quale ho trattato del biopic su Freddie Mercury, ho proposto un piccolissimo sondaggio sulle preferenze accordate per Ben Whishaw e per Sacha Baron Coen. 
Il 60% si é espresso a favore di Wishaw e il 40% a favore di Baron Coen. 
Giudicando quindi in generale la sostituzione di Coen con Wishaw una scelta felice, speriamo che il biopic in lavorazione ci faccia restare... a bocca spalancata.
Ce lo sapremo dire!

martedì 14 gennaio 2014

I CineEvergreen. Per un pugno di dollari.

"Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, 
quello con la pistola... é un uomo morto".


http://www.mymovies.it/film/1964/perunpugnodidollari/


Per un pugno di dollari, 1964
Ramón Rojo (Gian Maria Volonté) / Joe (Clint Eastwood)
Regia di Sergio Leone

Fonte citazione: www.paginainizio.com

lunedì 13 gennaio 2014

Il perturbante nel cinema Horror.

   Quello dell'orrore é uno dei generi più coinvolgenti e capace di catturare l’immaginario collettivo e individuale.
Ma perché le persone guardano i film dell’orrore se la paura è un’emozione spiacevole?
Il cinema ha perfezionato tecniche e pratiche visive e sonore, per incutere un timore puro, “reale”. I meccanismi di risposta individuali e collettivi (pensiamo che per alcuni incute più paura un corridoio stretto, per altri invece una stanza buia) sono, in quest'ottica, letteralmente affascinanti.   

Si può dire che proviamo piacere nello sperimentare un rischio controllato, consapevoli di essere di fronte ad una minaccia non reale. L'attivazione della paura unita alla certezza della finzione ci espone ad un'esperienza “piacevolmente terribile”.
Le tecniche di cui il cinema si serve per creare quel climax ascendente di ansia e quel graduale tormento visivo, si servono principalmente di associazione e condizionamento.
Nello schermo rivivono le angosce primordiali dell’uomo. Ancor prima della stesura di uno script, ancor prima dell'idea stessa, tutto ha origine dall’immaginario della nostra mente. Presenze, mostri o morti viventi, sono le reminiscenze dei turbamenti infantili che credevamo superati.
La psicologia freudiana definisce perturbante quello che da sempre ci spaventa ma che ci è misterioso perché sopito in noi; il rassicurante e temibile al tempo stesso nell’ambito di ciò che ci è noto. E da qui il paradosso: quello che ci inquieta ci attrae. Pena e godimento allo stesso tempo.
Nel cinema come in letteratura o in pittura, il perturbante poggia le basi su un campo
sconfinato, la fantasia. E' nel fantastico che si infrange ogni aspettativa. Esposti ad un qualcosa da sempre considerato fantastico, il confine con la realtà sfuma, tanto da farci perdere ogni punto di contatto con il reale.
Ma come sperimentiamo il perturbante nell’esperienza filmica? Con lo spaesamento e la destabilizzazione. Ma il tutto alla sola condizione di lasciarci trasportare, accettando il dubbio che ciò che stiamo vedendo possa diventare reale (e minaccioso). Certo, siamo bravi a sperimentare il perturbante sapendo di poter interrompere la visione quando vogliamo!
In ogni figura dell’orrore ognuno può riconoscere una parte di sè stesso. Questa predisposizione dell’horror attinge indiscutibilmente all’immaginario. Ed è proprio l’immaginario popolare la culla delle ossessioni dell’uomo. Pensiamo al mito o alla fiaba. La fiaba, o la mitologia, ha ispirato registi e scrittori a clonare da essa elementi per indurre paura. Gli esseri maledetti sono da sempre i personaggi delle fiabe e nascono proprio dal folclore popolare. Tra i tradizionali, la strega cattiva, quella vecchiaccia maligna che ritroviamo (giusto per fare un esempio noto a tutti) nella celebre fiaba dei fratelli Grimm, Hänsel e Gretel (1812).
“Arrivare quasi a crederci” (lo diceva Todorov nel '39 ma vale anche per noi oggi)... esitare sulla soglia dubitativa che unisce empaticamente spettatore e personaggio, e che rappresenta il punto in cui decidere se credere o no a ciò a cui si è esposti.

mercoledì 8 gennaio 2014

Arrivare a credere che sia lui. Il biopic su Freddie Mercury.

   Molti probabilmente ricorderanno di averlo visto per la prima volta in “Profumo, storia di un assassino”, sudicio, vile e... speciale. Possedeva l'unica dote letale a farlo temere da ogni essere. Un olfatto omicida che fu poi la sua rovina. Era il 2006 ed interpretava Jean-Baptiste Grenouille. L'abbiamo poi riscoperto con piacere nel ruolo di Q in “Skyfall” e lo ritroveremo nel “Bond 24” del 2015. Così Ben Whishaw, attore inglese classe 1980, scaccia Sacha Baron Coen da uno dei ruoli più chiacchierati degli ultimi tre anni.   


http://www.mymovies.it/biografia/?a=67019


   E' lui, a quanto pare, ad essere stato definitivamente scritturato per l'ambito ruolo nel biopic in lavorazione su Freddie Mercury (la notizia é già abbondantemente circolata nelle scorse settimane). Baron Coen, popolarissimo per Borat e per la sua interpretazione in “The dictator”, “Les misèrables”, e “Hugo Cabret”, era stato dato come interprete del cantante dei Queen già dal settembre 2010. Gli stessi componenti della band in alcune dichiarazioni pubbliche spiegavano come, il timore che la sua presenza nel cast avrebbe potuto distrarre il pubblico, avesse nutrito l'idea di assegnare la parte ad un interprete che avrebbe potuto regalare un Mercury più reale. Nonostante Baron Coen abbia dimostrato una professionalità ed un talento indiscusso, sono state proprio le sue performance tanto personali ed originali ad aver decretato la sua uscita dal progetto. Uscita che, comunque, si è detto essere stata pacifica.
Ma chi era nella lista delle preferenze produttive ancor prima di Coen? Inizialmente, quando solo si vociferava della realizzazione di questa pellicola, il nome di Johnny Depp é stato dato per uno dei più papabili. Tempo dopo si parlava del talentuoso Bradley Cooper (“The Hangover”, “Il lato positivo”), e addirittura bisbigli insistenti facevano il nome di Daniel Radcliffe il maghetto Potter, per poi passare a Dominic Cooper (“La duchessa”, “Dead Man Down”).

   La notizia della scelta di Whishaw ha generato consensi e critiche, come anche il nome del timoniere di questa pellicola, Dexter Fletcher, attore con una discreta filmografia divenuto recentemente regista con “Wild Bill” e “Sunshine on Leith”.  


Il focus del film si concentrerà sui primi anni di attività del cantante, dalla formazione dei Queen e seguendo le tappe più importanti per la band, tra cui la performance al Live Aid (1985). Pare che la morte di Mercury non farà parte della sceneggiatura (ed ecco che a tale riguardo si apre la possibilità di un eventuale altro film).
Sarà Peter Morgan (“Rush”, “Hereafter”, “Frost/Nixon”) ad occuparsi dello script, mentre la produzione verrà affidata alla GK Films (Graham King e Tim Headington produrranno il film in collaborazione con Robert De Niro, Jane Rosenthal e la Queen Films di Brian May, Roger Taylor e John Deacon), e la Sony capeggerà la distribuzione del film. Tra i più celebri della storica band rivivranno i brani “Bohemian Rhapsody,” “We Will Rock You,” “We Are the Champions,” “Another One Bites The Dust” e “You’re My Best Friend”.
L'immagine dell'uomo e dell'artista, così come era nella realtà e nel ricordo di chi lo conosceva, é il must della pellicola che esclude a priori quindi un interprete poco funzionale al ruolo. 
Arrivare a credere che sia proprio lui... Difficile trovare un attore che sia in grado di reggere tale responsabilità. Attendiamo con passione di vedere Ben Wishaw, fiduciosi che la sua interpretazione possa reggere un peso così imponente e possa ingannarci (almeno per il tempo della visione) facendoci credere di vedere, ancora per una volta, Freddie. 



Fonti per questo post:
www.rollingstone.com
www.theguardian.com
www.bbc.co.uk
www.rottentomatoes.com
Materiale divulgato nel mese di dicembre 2013.

domenica 5 gennaio 2014

“Un istante che si ripete nel tempo è eterno”. Captain Harlock il film.

   Più ragazzi di ieri che ragazzi di oggi sono presenti in sala per Space Pirate Captain Harlock.
Con la scusa di portare i figli a vedere un film d'animazione, quelli della generazione dei fans del pirata spaziale sono lì.

https://www.facebook.com/officialharlockmovie

   Dialoghi adattati ad un pubblico giovane, certo, ma un digitale all'altezza delle aspettative più esigenti. Non é tanto la vicenda a colpire, né il susseguirsi degli eventi (semplificati e a tratti prevedibili), ma è la visione d'insieme ed il piacere di riscoprire l'Arcadia e il fascino tetro del capitano centenario a conquistare i nostalgici del genere.
Impenetrabile e dallo sguardo corazzato, quello che si muove sulla scena del film é un Harlock spinto dal desiderio di libertà e schiacciato dal peso del rimorso. Storie e personaggi inediti accompagnano il capitano in questa avventura cinematografica ma lo sfondo é rimasto inviolato. Anche se Harlock resta forzatamente al margine, lasciando spesso la centralità della scena al giovane Yama, si é proprio per questo attratti dal tentativo di carpire la sua figura sfuggente ed entrare in una sintonia proibita col personaggio.

   Non particolarmente suggestiva la trama quindi, a mio parere, ma un coinvolgimento garantito che per molti rappresenta anche un salto nel passato. Una tecnica digitale validamente strutturata colma le lacune di una vicenda poco impegnata dal punto di vista narrativo. Stonano un po' i comandi dei generali alle truppe all'inizio dei combattimenti, come “Diamo inizio alla strategia”. Certo, in un film di fantascienza ci saremmo aspettati battute più consistenti, ma essendo il remake di un cartone animato vecchio stampo, ci sta anche bene in fondo. 

   Fascino che ammalia pur trattandosi di digitale: così le figure femminili (umane e aliene) si muovono con sensualità e restano tra i punti cardini del film. I temi immortali di libertà, fratellanza, amore non mancano di certo, e fanno da contorno alla celebrazione della vittoria dei buoni e del sacrificio dei giusti.
Giudizio positivo per questa pellicola dalla tecnica d'avanguardia. Poco eclatante invece, per mio conto, l'arrangiamento che lega un insieme narrativo un po' scarno.

Un istante che si ripete nel tempo è eterno. E' questa la libertà?”. Captain Harlock.
(Fonte citazione: Wikipedia)

mercoledì 1 gennaio 2014

Cine-sondaggio chiuso: La saga cinematografica divenuta "Evento Generazionale".

   Nel piccolo cine-sondaggio che ho proposto nel mese di dicembre, chiedevo quale fosse a vostro parere la saga cinematografica riuscita a divenire un vero e proprio evento generazionale, intendendo la saga con la quale una generazione intera fosse cresciuta. Magari la saga che abbiamo iniziato a vedere da piccoli, accompagnati da mamma e papà al cinema, e che abbiamo poi continuato a vedere nei capitoli successivi insieme con gli amici o portandoci invece la ragazza o il ragazzo...

Le saghe che ho elencato erano:

Harry Potter
Alien
Twilight
Star Wars
James Bond
Star Trek
American Pie
Rocky
Rambo
Nightmare

Ho proposto questo elenco perché ho ritenuto queste (anche grazie alla loro longevità) capaci di aver conquistato intere generazioni, in epoche diverse.
Avete votato in sei e precisamente:

1 voto per Alien
2 voti per Star Wars
2 voti per Star Treck
1 voto per Nightmare

Personalmente mi sono stupita che James Bond non sia stata votata, e probabilmente mi aspettavo diversi voti anche per Nightmare. Prevedevo bene per Star Treck e Star Wars ma ero curiosa di vedere se avrebbero sorpassato l'agente 007. Harry Potter non ha ricevuto voti ma é facile immaginare che, ipoteticamente, avrebbe preso voti da fans ben più giovani di quelli delle saghe come Star Wars e simil... Di certo, anche questa saga ha visto crescere i suoi giovani spettatori di capitolo in capitolo, in epoca ben più recente rispetto alle altre.

Grazie a chi ha partecipato a questo piccolo sondaggio. E' stato carino anche se condiviso tra pochi votanti.
Io non ho votato ma avrei scelto James Bond. Per quanto mi riguarda, é stato 007 ad accompagnare la mia generazione. E si continua ancora ...