martedì 18 febbraio 2014

Cinema dell’orrore: gli schemi ricorrenti.

   L'attrazione per l'orribile é un richiamo costante per ciò che mi riguarda e, come da copione, mi ritrovo a riflettere sul fascino arcano che il cinema horror evoca, e ogni tanto, inevitabilmente, torno a parlare di questo genere cinematografico, amato da tanti, temuto da altri.


   Da sempre il cinema rappresenta gli archetipi della paura mostrando le angosce primordiali dell’umanità. Seppur aggiornati e riadattati ai tratti meno caricaturali, i motori della paura ricorrono a temi usuali (ovviamente questo vale nel cinema come nelle arti letterarie, pittoriche, ecc.) Vera dote del cineasta è saper far leva sui “punti deboli” della nostra psiche. 
   Stilare una lista degli schemi ricorrenti nel cinema di paura sarebbe certamente cosa vaga e limitativa, dato che le sfumature delle quali ogni singolo schema si arrichisce, non permetterebbero di delineare un elenco chiuso. Ma definire nelle caratteristiche basilari gli archetipi storici, questo lo si può tentare... E ovviamente, non sono stata la prima a farlo...
Ad ogni principale schema ricorrente di paura ho associato il film che per eccellenza, per la critica di genere, rappresenta al meglio l'archetipo di riferimento, divenendone nel tempo icona intramontabile.

   Uno schema agghiacciante che letteratura per prima e cinema poi, hanno fatto propri, è quello di Doppio, tema legato alle antiche tradizioni popolari.
Il concetto di Altro e la sua inevitabile identificazione con l’Io, è strettamente connesso al perturbante, in quanto attribuisce a ciò che è per natura familiare (la propria identità), un qualcosa di minaccioso e di ignoto. Questo tema sfrutta la figura del gemello o della copia arcana di una persona vivente (ne abbiamo sentito parlare forse col termine Doppelgänger, “colui che procede sdoppiato”). La forza di questa figura primitiva è la connessione di due esseri uguali che si alimentano vicendevolmente, annientandosi. Dalla personalità complessa, i personaggi “del doppio” cinematografico traggono origine dalla tradizione letteraria. 
 Il ritratto di Dorian Gray di Wilde è un celebre esempio del tema dello sdoppiamento, ma il classico per eccellenza (tra l'altro tra quelli con i più numerosi riproponimenti cinematografici) è senza dubbio Il Dottor Jekyll e Mr. Hyde, tratto da un racconto di Stevenson del 1886.

"Il dottor Jekyll e Mr. Hyde" (1941):


   Frankenstein, la creatura, fa il suo ingresso ufficiale nel cinema nel 1931 con la regia di James Whale (un’anticipazione ci fu nel 1910 con la regia di Searle Dawley, un’innovazione ma comunque poco convincente).
Concepita dalla follia di uno scienziato che simboleggia il delirio dell’essere umano verso l’onnipotenza, la creatura rappresenta il capro espiatorio sul quale riversare le colpe dell’inegligenza e del progresso scellerato. 

"Frankenstein" (1931):
   
   Nettamente più raffinato, elegante e letale, la figura del vampiro affascina un pubblico eterogeneo, attingendo le sue origini mitologiche da quasi tutte le culture del mondo.
Non solo binomio tra bene e male, nè solo vita e morte, ma sangue e desiderio, paura e tentazione. 
Il primo vampiro cinematografico compare in Germania nel 1922 con la regia di F.W. Murnau, col nome Nosferatu, termine di origine rumena che significa non vivente. Una seconda importante pellicola si avrà nel 1931, col Dracula di Tod Browning. E' questo film a segnare una svolta significativa nel cinema dell’orrore, dando il via ad un'evoluzione della rappresentazione della paura. Un vampiro meno caricaturato, uomo seducente all'apparenza, che genera un orrore più realistico e meno fantastico.

"Dracula" (1931):
  
    Nota: Non posso non menzionare l’irlandese Abraham Stoker, celebre autore di Dracula, uno fra i più conosciuti romanzi gotici del terrore. L’opera pubblicata nel 1897 venne ispirata dalla leggenda del principe rumeno Vlad Ţepeş Dracul, o Dracula. Questo personaggio venne trasfigurato da Stoker nel Conte Dracula. Impiegò sette anni per scrivere il libro documentandosi sulla cultura e la religione dei Balcani, oltreché sulla figura storica di Vlad Ţepeş. In onore dello scrittore, merita di essere ricordato il Premio Bram Stoker, premio letterario statunitense per opere di narrativa dell'orrore, assegnato ogni anno dalla Horror Writer's Association. 

    La bestia, e in particolare il lupo, è una delle figure esemplari del genere di paura, simbolo di aggressione e del terrore di essere divorati.
Il lupo, simbolo del pericolo, anche nella sua versione pedagogica di educazione alla paura destinata ai piccoli, nello schermo cinematografico assume i connotati di una metamorfosi spaventosa dell’uomo in bestia. 

"The wolf man" (1941):


   La paura dell’ignoto, di ciò che non si conosce e che per natura si teme, legata al concetto di diversità, è portatrice di novità e pericoli.
Una linea di demarcazione segna ciò che viene considerato accettabile e ciò che non lo é. Il diverso assume i connotati di negativo, fatto di deformità, utile a farci sentire nella parte del giusto. 
Opera maestra del tema della diversità è Freaks diretta da Tod Browning nel 1932, rivelatrice di un mondo emarginato, fatto di mostri umani. 

"Freaks" (1932):


   Volto della devianza e della follia, il serial killer compare da protagonista dell’orrore nel dopoguerra e da allora non lascerà più lo schermo cinematografico. 
Prototipo d'eccellenza é facilmente riscontrabile nel cult movie del 1991 di Jonathan Demme, Il silenzio degli innocenti. 

"The silence of the lambs" (1991):


    L'elemento vecchiaia viaggia di pari passo col perturbante nel filone horror: la paura collegata all’età e all’esasperazione dei suoi aspetti peggiori, ci insinua il dubbio di non poter sfuggire alla vecchiaia, allertandoci del nostro fine ultimo.

"What ever happened to baby Jane?" (1962):


   Ed è il fine estremo a costituire uno dei topoi del genere, la paura collettiva e non più singolare della fine.
Concetto che va oltre quello di morte, legato ad una paura di annientamento e sottomissione ad un qualcosa di più potente. 
Lo scenario del mondo senza esseri umani, occupato da entità diverse, invulnerabili, è il tema centrale di una vasta filmografia, capeggiata in primis da L’invasione degli ultracorpi (Don Siegel, 1956). 

"Invasion of the Body Snatchers" (1956):

   Nota: celebre nella storia per avere scatenato il panico descrivendo un’invasione aliena, fu lo sceneggiato radiofonico interpretato da Orson Welles, trasmesso il 30 ottobre 1938 negli Usa, tratto dal romanzo di fantascienza di H.G. Wells, War of the Worlds. Notevoli polemiche seguirono il fatto, dato l’importante impatto emotivo che suscitò. Molti radioascoltatori (malgrado gli avvisi trasmessi) non si accorsero che si trattava di una finzione. 


   Connesso al tema della paura, la morte, ne è indiscutibilmente la sintesi.
Morte che spinge il personaggio a lottare contro una dimensione alla quale cedere. Il cinema propone un perturbante fatto di presenze, entità ingombranti che non appartengono più al mondo reale.
The Others del 2001 è la pellicola di Alejandro Amenàbar che racconta proprio questa morte quieta e terribile, della quale i protagonisti, loro malgrado, prendono coscienza. 

"The Others" (2001):


   Il morto vivente, o Zombie, termine haitiano legato alla tradizione vudù, simboleggia la fisicità della morte (credenze popolari di Haiti narrano di sacerdoti in grado di catturare l'anima e capaci di condannare una persona in uno stato di letargia che rende come morto e che, anche anni dopo la sepoltura, sarebbero in grado di riesumarne il corpo rendendolo schiavo. Le vittime sarebbero asservite come schiavi nelle piantagioni). 
Con La notte dei morti viventi, George A. Romero svela nel 1968 ciò che gli uomini da sempre tentano di tenere lontano ai loro occhi: la putrefazione del cadavere, sepolto per non mostrare questa verità, e che simboleggia la sorte a cui l’umanità è destinata.

"Night of the living dead" (1968):
http://www.imdb.com/title/tt0063350/?ref_=nm_flmg_dr_18 



Fonti:
Il materiale relativo alla trattazione di questo articolo é stato reperito in occasione della stesura della mia tesi di laurea in Psicologia sociale, Ateneo di Macerata, Scienze della Comunicazione. 
Tra le fonti bibliografiche principali per questa analisi: 
Strada, R. (2005), Il buio oltre lo schermo. Gli archetipi del cinema di paura, Zephyro, Edizioni, Milano.
D’Urso, V. - Trentin, R. (2009), Introduzione alla psicologia delle emozioni, Editori, Laterza, Roma-Bari.
Cremonini, G. (2005), Stanley Kubrick. Shining, Lindau, Torino.

8 commenti:

  1. Ottimo post. Un bel riassunto di tutte le paure espresse dal cinema. I titoli che hai citato sono effettivamente gli esempi migliori che potevi scegliere. Sul discorso del doppio ho sempre avuto una speciale attenzione, come potrai dedurre dal nome del mio blog. Nel caso non l'avessi visto ti consiglio "Lo specchio scuro" di Siodmak, un film del 1946, interpretato da Olivia de Havilland, il cui l'analisi psicologica dei gemelli è forse una delle più riuscite al cinema. PS: Davvero interessante quel testo di Strada che citi in chiusura. Credo proprio che me lo procurerò.

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    1. Il testo è molto lineare, una lettura facile ma interessante. L'ho preso in considerazione per la stesura della mia tesi e l'ho trovato utile. E' comunque simile ad una tesi già di per sè il testo stesso. Qualcuno lo critica come poco elaborato. Dipende in fondo "dall'uso" che ne devi fare.
      Sul tema del doppio il titolo che mi proponi mi manca e provvederò.. Questo elemento attira molto anche me ma ammetto di essere rimasta sempre in zona Hyde/Jekyll.
      Grazie come sempre per il tuo interesse e sostegno. Lo apprezzo..
      :)

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    2. L'uso che che devo fare? Nulla di complicato.... solo puro intrattenimento ^_^ --
      PS: Tu nella categoria "serial killer" cosa hai preso in considerazione? Gli assassini "lucidi" come Hannibal oppure anche i vari Michael Myers e i Jason Voorhees? Perché sono questi ultimi i veri prototipi del genere (che poi si evoluto in Freddy Kruger, trasformandosi quasi in una macchietta) fino ad arrivare agli eccessi di film come Saw e compagnia bella.

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    3. Sai, ci vedo bene Hannibal come prototipo d'eccellenza perchè (almeno per il ricordo che ho di quegli anni), ha offerto al pubblico un killer temibile, letale, e "lucido" come tu giustamente mi fai notare. Proprio perchè non folle, ancora più minaccioso. Però certo anche killer più folleggianti alla Myers direi che possono stare in quella categoria, ma non li prenderei come prototipi d'eccellenza. ;)

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  2. Ho letto con attenzione il tuo post peraltro molto esaustivo. Purtroppo il cinema horror non figura tra i miei preferiti anche se ho sempre provato una specie di attrazione repulsione verso questo genere.
    Secondo te il paranormale rientra in una categoria a parte?

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    1. Ciao!
      Penso che quello dell'orrore sia un genere che o ami o odi, ma non sei certo la prima, ritengo, a trovarlo comunque inspiegabilmente attraente.
      Il paranormale lo inserirei nel calderone horror ma se volessimo fare una distinzione più accurata, direi che per certe pellicole, il suo genere è il mystery, di cui oggi spesso si "abusa" un po' troppo, per metterci film con caratteristiche troppo variegate. Pensa che nel mystery è inquadrabile The prestige come Paranormal Activity. Direi che non siamo sullo stesso tipo di pellicola. Facendo leva su meccanismi che inevitabilmente, innescano paura, direi che comunque la categoria horror si addice al tema del paranormale.
      Grazie per il tuo commento e interesse!
      Manuela

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  3. Interessante digressione, complimenti!
    Più dell'archetipo della vecchiaia trovo però più inquietante quello dei bambini malvagi, dove l'innocenza viene stravolta in follia.

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    1. Uuuuhhh! favoloso, accidenti, dovevo inserirlo! :) Dei bambini malvagi tra l'altro c'è una scelta sconfinata! Il primo che mi viene in mente: Martin Stephens, il terrificante bambino de "Il villaggio dei dannati" e "Suspense".
      Grazie Babol, come sempre! Ciao..

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