venerdì 14 febbraio 2014

Cinema e realtà: eterna simbiosi. Il caso “The face of an angel”

    Cinema portavoce della realtà, voce narrante sui fatti del momento, cinema che prende parte della società che racconta...
   Un articolo pubblicato da Donna Moderna, rivista che solitamente non seguo, ha attirato la mia attenzione, non tanto per il contenuto che proponeva, ma per la riflessione che suggeriva. Il fulcro dell'argomento è facilmente riconducibile a questo pensiero, che anche la rivista ricondensa grosso modo in questa proposizione: “il cinema é finzione o decide qual è la verità?” (da Donna Moderna 5 febbraio 2014, N6).
Ora, si potrebbe ampliare questo semplice concetto con tante di quelle sfumature ed “emendamenti” da farne una regola vera quanto vaga. Il caso in questione, quello che ispira questa riflessione, è la pellicola di Michael Winterbottom, “The face of an angel” (2014). Il film, che tra l'altro è tra le proposte all'European Film Market del Festival di Berlino (6 – 16 febbraio), è ispirato al giallo di Perugia.
   Dopo la fiction con Heyden Panettiere, l’omicidio di Meredith Kercher diviene ispirazione narrativa per un secondo prodotto cinematografico, una pellicola che elabora il materiale proposto nel libro Angel Face: Sex, Murder and the Inside Story of Amanda Knox, della giornalista americana Barbie Latza Nadeau. Elaborato appunto in un thriller investigativo, darà volto a personaggi ispirati ai reali protagonisti della vicenda Kercher, ma con nomi e “fattezze” diverse. Il delitto riguarderà una studentessa inglese in Toscana, e sulla scena si muoveranno principalmente due personaggi alle prese con le indagini del caso: la giornalista Ford (interpretata da Kate Beckhinsale) e il documentarista Thomas (Daniel Bruhl). Il personaggio che ricalca Amanda Knox, sarà interpretato da Cara Delevingne, e avrà nel film il nome di Melanie. Anche la scena del delitto apporta elementi discostanti dalla vicenda reale e non sarà Perugia ma Siena.
    Il caso giudiziario, che ha creato inevitabilmente forti attriti tra Italia e Usa, ha portato alla condanna in secondo grado di Amanda Knox per l'omicidio Kercher, notizia questa degli ultimi giorni. Il film, chiaramente, precede di gran lunga l'esito del processo, come anche il primo prodotto per il piccolo schermo, “Amanda Knox” del 2011.
   Trascurando il caso in oggetto, la pellicola rispolvera la questione sempre aperta sul ruolo del cinema, portavoce attivo delle vicende reali che segnano l'attualità. Come suggeriva la rivista della quale ho preso come spunto una frase in particolare, sono anche io a chiedermi se, e in che modo, il cinema si faccia protagonista, intermediario di parti sociali, fonte di riflessione sui nostri tempi. Ritengo da sempre che il cinema, in ogni epoca, sia lo specchio della realtà che racconta e che lo faccia con piena assunzione di responsabilità.
    Siamo abituati a vedere pellicole nate soprattutto dalla letteratura, o dalla storia del passato, ma quando il cinema trae nutrimento dalla realtà presente e non ancora conclusa (mi riferisco al fatto che si sia girato un film ancor prima che il processo legato ai fatti accaduti fosse concluso), la questione si fa di certo più delicata. Proporre un personaggio ispirato ad un soggetto esistente, non ancora condannato, non ancora assolto, non ancora giudicato, non è compito facile e non é facile determinarne il ruolo, anche cinematograficamente parlando.
    Solitamente le storie raccontate in una pellicola, in un libro, propongono un inizio, uno sviluppo della vicenda e un termine, una verità connessa a quel termine. Una pellicola di questo tipo, su una storia aperta, offre una verità sussurrata, insinuata, che, se sottovalutata, può presupporre una manipolazione della verità.
    E' senza dubbio un prodotto filmico delicato quello in questione, come altri prodotti analoghi, che raggruppano elementi degni di massima tutela: la reputazione di persone esistenti. A mio parere, tali pellicole dovrebbero essere strutturate in modo tale da non divenire una sorta di processi paralleli, non associare incertezza e non insinuare una verità non ancora comprovata. E' certamente un compito delicato quello del regista e degli writers, chiamati in questi casi a rappresentare la realtà, e non a decretare verità.

"The face of an angel" Scheda tecnica: 


Donna Moderna Dibattito:

Fonte citazione: Donna Moderna 5 febbraio 2014, N 6

4 commenti:

  1. Manuela , non posso darti torto dopo aver letto il tuo interessante post.
    Da sempre il cinema influenza menti e pareri, ma quando la vicenda non ha avuto una conclusione definitiva , trovo una grande responsabiità degli addetti ai lavori metterla sullo schermo..
    Comunque vada a mio avviso avrà una grande affluenza di pubblico!
    Bel blog e mi iscrivo felice in tuo ricambio!
    http://rockmusicspace.blogspot.it/
    Serena domenica!

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  2. Grazie per il tuo commento e benvenuta nel mio piccolo blog! Ho scoperto ora il tuo e mi sono unita con piacere! Stai facendo un ottimo lavoro. Io sono solo agli inizi ma lo sto facendo con passione. A presto, Manu :)

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  3. Tu stai facendo un ottimo lavoro con un ottimo blog ricco dispunti interessanti amica cara..
    Io con la musica e la danza ci lavoro da anni.......ma sono fiera della tua iscrizione e ora salvo il tuo blog tra i preferiti!++++++

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  4. Grazie, é incoraggiante per me che sono l'ultima arrivata avere il sostegno dei Big del mondo blogger.. :)

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