lunedì 31 marzo 2014

Inatteso ... Liebster Award

   E scopro un pezzetto in più della blogosfera con il Liebster Award che mi é stato assegnato con affettuose parole dal caro amico "bradipo" (e ovviamente uso simpaticamente il nome bradipo) di Le maratone di un bradipo cinefilo, blog brillante e intelligente che seguo con piacere. Grazie di cuore per questo omaggio inatteso e gradito!

   Dunque, essendo per me la prima volta che ho a che fare con il Liebster mi vengano perdonati gli inevitabili errori che farò. Innanzitutto riporto il regolamento cercando di seguire ogni passaggio:


1) Ringraziare chi ti ha premiato nominandolo esplicitamente nel post;
2) Rispondere alle domande di chi ti ha premiato;
3) Premiare altri tre blog che abbiano meno di 200 followers meritevoli del premio Liebster;
4) Comunicare ai diretti interessati la vittoria di questo prestigiosissimo premio;
5) Fare altre dieci domande a cui i premiati  dovranno rispondere.


Punto 1: eseguito;

Punto 2: ora c'è da ridere. Rispondo alle domande di Bradipo con piacere:
1) Si parte con un evergreen: perchè un blog? Non potevi ubriacarti o drogarti come tutti gli altri?
Dopo alcool e droga volevo sperimentare altre stranezze adrenaliniche :)
2) Che cosa saresti disposto a fare per diventare il blog in assoluto più seguito in Italia, insomma una specie di Beppe Grillo della blogosfera?
Ospitare nel mio blog anche la pubblicità dei pannoloni per l'incontinenza :)
3) In una scala da 0 a Emilio Fede, quanto ti scoccia essere tirato dentro in queste catene di santantonio internautiche?
Emilio Fede.
4) In che momento della giornata ti dedichi al tuo blog?
Quando il resto é sistemato e io posso appartarmi nel mio mondo.
5) Se la tua ragazza/ Il tuo ragazzo ti facesse l'aut aut: o me o il blog tu che faresti?
Gli proporrei di fare a giorni alterni.
6) Se potessi resettare la tua vita?
Resetterei tutto ma conserverei solo mio marito.
7) Vieni in possesso di una bambolina voodoo con tanto di fornitura di spilloni: chi infilzeresti volentieri con quegli spilloni per provocargli tanto ma tanto dolore?
Il bastardo che mi ha rubato borsa, soldi, macchina fotografica, navigatore Tom Tom (il Ryder), doppia chiave della macchina, batteria di scorta e mi ha pure spaccato il vetro!
8) Il posto in cui andresti in vacanza?
Nella terra degli Umpa Lumpa.
9) Che cosa vedi dalla finestra di casa tua?
Mari e monti... e il mio cagnolone che corre sereno in giardino.
10) A che cosa non potresti mai rinunciare?
Alla libertà.

Punto 3: i miei tre Liebster vanno con affetto a Audrey&Co. di Non Solo Pizza e Cinema per saper cogliere quella gradevole sintonia tra pellicola e cucina; a Matt di Cinefollie per il carattere deciso dei suoi articoli; e a Monica di Lovedlens per quel suo tocco femminile e brioso che non guasta mai!

Punto 4: provvedo subito;

Punto 5: Ecco le mie domande ai 3 premiati ...
 1: Il tuo blog è... un amico o un socio di affari?
 2: Quale argomento non tratteresti mai nel tuo blog?
 3: Quale il tuo articolo preferito postato ad oggi?
 4: Hai mai detto "basta adesso chiudo il blog"?
 5: L'entusiamo di scrivere é immutato rispetto ai primi tempi?
 6: Quanto é importante per te il sostegno degli altri blogger?
 7: Quale personaggio pubblico NON vorresti mai tra i tuoi followers?
 8: Cosa non dovrebbe mai fare un vero blogger?
 9: Ottenere 1 milione di visualizzazioni in cambio di ... ?
10: Mestiere blogger o passione blogger?

Temuta censura. Necessaria quando?

   Cinema & Censura: quanto ci sarebbe da dire. Chi a favore e chi contrario... Ma bisogna ammetterlo, esiste tema e tema, modo e modo di presentarlo, modo e modo di preparare lo spettatore a quello che si sta per vedere. Se ci domandassimo per quale tematica oggi, sarebbe opportuna l'applicazione di una censura preventiva, potrebbero venirci in mente decine di temi, o nessuno. Opportuna: in base a cosa? In base a quali parametri? E su giudizio di chi? Il pubblico non é una massa omogenea di elementi, ma singole entità pensanti che reagiscono/interagiscono con la pellicola a proprio modo. Il tema della censura mi ha sempre affascinata proprio per quel suo lato “maledetto” che non sa farsi amare dal pubblico. Dall'approccio isolato che ho avuto sulla materia (diritto dell'informazione, che non é stata per me materia di studio principale), ho appreso elementi interessanti per comprendere non tanto la necessità di un istituto di censura applicato alle arti cinematografiche, quanto a capirne le modalità di applicazione e di intervento. Oggettivamente, anche per me che sono tra i “non addetti ai lavori”, é intuibile riconoscere quelle tematiche che, o perché particolari nel contenuto, o per la suggestionabilità delle situazioni rappresentate, non dovrebbero giungere ad una categoria di fruitori (o meglio, dovrebbero potervi giungere, ma con cautela). Tra i parametri con i quali scindere determinati target da altri, di certo, la sensibilità dell'età evolutiva é uno tra i principali. L'impatto emotivo che uno specifico tema potrebbe avere su un determinato target é da considerare in tutti i suoi aspetti e conseguenze. E una conseguenza (peraltro disastrosa) rischia di essere proprio l'emulazione.
  
http://www.imdb.com/title/tt0078935/?ref_=ttmd_md_nm
Ognuno di noi probabilmente ha il suo punto debole, quel tallone di Achille che ci fa essere più sensibili ad un argomento piuttosto che ad un altro. Personalmente il mio (doppio) tallone é la chirurgia folle e la violenza sugli animali. Certo, per quanto riguarda il primo, non che si possa ritenere realizzabile il rischio di emulazione alla “Human centipede” (almeno me lo auguro!), ma lo ritengo uno di quei temi sui quali andarci veramente piano. Penso che il pubblico del genere splatter (più che horror) sia spesso fatto anche di inesperti, e come tali, non sempre preparati alla visione. Non che ci aspetteremmo di ritrovare sequenze splatter in una commedia romantica (saremmo davvero fregati) ma, per quanto questa variante di horror sia un genere amato dagli habitué, spesso richiama anche curiosi che, più degli altri, avrebbero modo di restare turbati dai suoi contenuti. Per violenza sugli animali invece, ovviamente non intendo quella finta sui pupazzi (quella tipica delle commedie stile cinepanettone e che anche i ragazzini riconoscono come fasulla), ma sequenze ben più crude, e mi viene in mente Cannibal Holocaust (uno dei film più censurati nella storia del cinema, non solo sotto l'ambito "animalista"). Questo tema credo sia uno dei più dibattuti: nelle commissioni d'ispezione per il rilascio del nulla osta alla proiezione di film nelle sale o per la programmazione televisiva, in Italia almeno, le categorie di animalisti sono presenze immancabili. Una vastissima fetta di pubblico si dice sensibile alle scene di violenza su animali, ma bisogna ammettere che nei film, oggi, se ne vedono ben poche. Credo sia pacifico riconoscere che una delle implicite regole del cinema sia proprio quella di risparmiare gli animali, soprattutto quelli d'affezione, perchè lo spettatore reagisce male. Ricordo il film di Barry Levinson, Disastro a Hollywood (2008) che tratta questo. Recentemente seguivo il contenuto extra in dvd sul backstage di Django Unchained (2012), e una vastissima parte era dedicata proprio all'addestramento dei cavalli usati nelle riprese, che sotto l'occhio vigile di allevatori e rappresentanti di associazioni animaliste, non hanno subito alcuna molestia o costrizione anche nelle sequenze più “belligeranti”.
http://www.imdb.com/title/tt0472043/?ref_=nv_sr_1
   Come dicevo conosco ben poco della normativa giuridica del settore, ma mi pare che in Italia siano degnamente rispettati i divieti per fasce di età per quanto riguarda cinema e programmazione tv (ricordo il caso Apocalypto, 2006, che in Italia fu inizialmente classificato come pellicola senza restrizioni ma sconsigliato da molte sale di proiezione, e che fu poi vietato ai minori di 14 anni dopo che il Tar del Lazio si oppose alla dicitura “film per tutti”). Il problema sta invece nella facilità nel reperire un film in versione integrale, ecco perchè l'esistenza di un istituto di censura preventiva.
   Ovviamente la censura non è prevista solo per imporre limiti relativi all’età del fruitore. I suoi scopi sono molteplici. Ok, il bambino apprenderà inevitabilmente pericoli e crudeltà nel mondo (spero non gli si rivelino mai crudezze alla Hostel) ma di certo molte pellicole non possono fornire il modo adeguato per guidare qualsiasi fascia di età nell’elaborazione di determinate informazioni.
Immagino che determinati contenuti non possano essere spiegati, semplicemente perché non idonei a specifiche categorie di soggetti. Il tema delle emozioni allarga di molto il raggio del discorso e non metto bocca poichè non è il mio campo. Volevo discutere più che altro su quali siano i principali temi nel mirino della censura.
   Temi oltre quelli menzionati, ma spesso a mio parere trattati con superficialità, sono quelli legati alla prostituzione. Tempo fa mi é stato menzionato il film Nessuno mi può giudicare, come una pellicola di pessimo gusto. In effetti mi stupisco come (soprattutto in un periodo di grande attenzione per le donne) non sia stato percepito dal pubblico come offensivo verso la componente femminile. In generale bisognerebbe essere molto cauti nel trasmettere il messaggio che "prostituirsi non è poi una cosa così brutta, se necessità lo richiede" (riprendo proprio le parole di M.K. che mi suggeriva questa pellicola).
   Altro luogo comune è quello che inquadra il consumatore di droghe (e parliamo di quelle leggere perchè per quelle pesanti il tema é affrontato in modo diverso) come un personaggio positivo e libero da pregiudizi (mentre chi non si fa di canne è un represso). Ci andrei piano anche qui. Pensiamo a pellicole come Easy Rider (si é vero, lì non si facevano solo di miarijuana) o Il Grande Lebowski. Un conto era vederlo così e di tanto in tanto, un conto é assuefarsi a questo prototipo come ad un classico: cioè che i personaggi fichi si fanno le canne e tracannano rhum. Messaggio sbagliato, ritengo, se incanalato in un contesto fin troppo alleggerito.
   La normativa internazionale pone il giusto limite di età per ogni film, o almeno quello consigliabile, ma chiaramente, se lo si vuole, trasgredire non é impossibile (a qualsiasi età), reperendo il film in versione integrale.
   Mi chiedo se in casi rari ma ben ponderati, sarebbe possibile evitare la censura. Alcuni tipi di informazioni anzichè tagliate potrebbero essere “spiegate”, guidando lo spettatore nella comprensione, nel modo migliore che lo stesso mezzo di comunicazione qual è il cinema possa fare.

lunedì 24 marzo 2014

I CineEvergreen. Pirata dei Caraibi - Ai confini del mondo

"Il mondo era un tempo un posto più grande."

"Il mondo é sempre uguale. E' il resto... che è più piccolo."
  

http://www.imdb.com/title/tt0449088/?ref_=ttmi_tt
www.imdb.com/title/tt0449088/?ref_=ttmi_tt


Pirata dei Caraibi - Ai confini del mondo ("Pirates of the Caribbean: At World's End") 2007
Barbossa (Geoffrey Rush) / Jack Sparrow (Johnny Depp)
Regia di Gore Verbinski
Fonte citazione http://www.mymovies.it/battute/?id=44538

giovedì 20 marzo 2014

Boomstick Award 2014 ... e arrivo con l'ultimo treno!

Dando per scontato di essere arrivata con l'ultimo treno e dando per scontato che la simpatica iniziativa sia conosciuta ai più ... non mi dilungo e vado al sodo.

Banner dell’edizione 2014 (Boomstick Award edizione 2014 - www.bookandnegative.com):


boomstickaward2014Per conferirlo, è assolutamente necessario seguire queste semplici e inviolabili regole:
1 - i premiati sono 7. Non uno di più, non uno di meno. Non sono previste menzioni d’onore

2-  i post con cui viene presentato il premio non devono contenere giustificazioni di sorta da parte del premiante riservate agli esclusi a mo’ di consolazione

3 - i premi vanno motivati. Non occorre una tesi di laurea. È sufficiente addurre un pretesto

A cui aggiungo una quarta regola, ché l’anno scorso me le hanno fatte girare:

4 - è vietato riscrivere le regole. Dovete limitarvi a copiarle, così come io le ho concepite.


I vincitori possono a loro volta assegnare il premio ad altri 7 blogger, ma non arrogarsi la paternità del banner e del premio, quella è di Hell di Book and Negative, che gradirebbe essere citato nell’articolo.

L’assegnazione del premio deve rispettare le 4 semplici regole sopra esposte. Qualora una di esse venga disattesa, il Boomstick Award sarà annullato d’ufficio, su questo blog, e in sostituzione, verrà assegnato il:

bitchplease2014


che, al contrario, porta grande sfiga e disonore sul malcapitato.


   Con mia graditissima sorpresa c'è stato un Boomstick anche per me da parte di Severino, autore di The Obsidian Mirror, che ringrazio ancora una volta per il sostegno affettuoso.
Difficile ancora per me muovermi nel mondo dei blogger, mondo che non conosco a pieno, e che mi svela un dettaglio in più giorno dopo giorno, lasciandomi intuire, solamente, quanto ancora ci sia da scoprire... Non c'è competizione, non c'è scorrettezza, c'è condivisione di passioni e voglia di comunicare. Il mio piccolo blog é una gocciolina nel mare e dai grandi blogger "anziani" ed affermati c'è tanto da imparare. Piano piano, mi auguro, imparerò anche io... 
   Nel frattempo, eccomi nel mio piccolo ad assegnare i miei personali 7 Boomstick e senza troppi giri di parole vado direttamente al dunque.

perchè è stato il primo blog che ho conosciuto e seguito ...
perché il suo autore più volte mi ha sostenuta commentando i miei post ...
perchè ritengo che si distingua per carattere e cultura tra tanti.

per lo stile accattivante di una scrittura libera da schemi ...
perché mi ha fatto notare di avere il fastidiosissimo codice alfanumerico da inserire per i commenti (che ho tolto immediatamente!) ...
per l'incipit iniziale del post "Ha vinto l'Italia vado a suicidarmi"! :)

per le medesime opinioni condivise su alcuni film (in particolare Oh boy un caffé a Berlino e The wolf of Wall Street) ...
perché si evince che dietro ad ogni pezzo c'è una seria documentazione e ricerca ...
perché mi piace l'idea di un'indagine sul cinema nei suoi molteplici aspetti e del suo rapporto con la vita e la società;

4 -
per le "chicche" di nicchia che vi si possono trovare ...
perché vi si assapora il puro gusto cinefilo ...
per la grafica e l'essenzialità che facilita la lettura;

5 -
per l'originalità e la grinta che emerge da ogni pagina ...
per le iniziative anticonformiste promosse ...
per lo spirito di gruppo e condivisione che Marco manifesta (anche verso noi piccoli blogger);

6 - 
per il nome del blog ...
per il sostegno e il rispetto che dimostra verso gli altri blogger ...
per il suo gusto cinefilo variegato che spazia nei generi diversi;

7 - 
perchè Nella sa esprimere affetto anche attraverso un semplice commento ... 
per la passione che ha verso la vita, le persone e gli animali (e questo lo si intuisce leggendo) ...
per le dritte interessanti che offre (dato che in fatto di musica io sono veramente ignorante ... !);








martedì 18 marzo 2014

Quante sfumature quel cinema al femminile ...

   Genuino, complicato, sensuale e ironico. Il cinema al femminile é un contenitore gigante di temi importanti e contraddizioni, di sentimenti e desideri, di limiti e coraggio. La donna, o meglio, il mondo delle donne dall'ottica cinematografica, una porzione di mondo inquadrata e rappresentata nei suoi tanti, molteplici aspetti. 
   Cos'ha di speciale il cinema in rosa? Cosa ci racconta? Cosa ci fa vedere che, ad occhi aperti, quotidianamente, non scorgiamo? … Nulla di più, solo il mondo delle donne, ma visto dall'esterno e dall'interno. Scorto e rubato nei dialoghi tra amiche, o in quelli solitari. Spiato nelle liti familiari, nei drammi personali, nelle battaglie quotidiane o nelle lotte per la sopravvivenza. Vetrina sull'universo femminile che bisbiglia segreti, amori, sacrifici, paure, sogni. Madri, donne bambine o nonne, donne che parlano dell'essere donne. Ci piace un cinema così, ammettiamolo, un cinema che ci fa guardare oltre a quello che, in genere, ci é concesso di vedere.
   Erano gli anni Settanta e il cinema anglo-americano apriva uno spiraglio sul mondo in rosa. Ma non parliamo delle solite teorie femministe, che già dal nome danno sui nervi... Parliamo di semplice curiosità, voglia di sperimentare temi ordinari, di offrire un'alternativa al cinema patriarcale al quale all'epoca si era tanto abituati. Un cinema delle donne, quindi? No. Un cinema sulle donne e un cinema per le donne. Forti personaggi femminili, omaggi a figure celebri, ritratti delle donne comuni, che di comune poi non hanno mai molto... Un cinema fatto di tutto questo, che fa parlare le donne.
   Grandi registi hanno portato sullo schermo donne diverse, offrendoci i mille volti della femminilità. E chissà quanti altri ne vedremo ancora. La trama in rosa ha confini indefiniti e la rappresentazione della donna ha spaziato in lungo e in largo. 

http://www.imdb.com/title/tt0159097/?ref_=ttmi_tt
 Il cinema rosa di Sofia Coppola, per esempio, quello che ci racconta della donna che é in ogni bambina, quel lato controverso, inesplorabile, che nega l'accesso a molti e che diventa libro aperto per chi invece ha la giusta chiave di lettura. Marie Antoinette (2006), Bling Ring (2013) o Il giardino delle vergini suicide (1999) che, nelle sue sfumature più toccanti, é un piccolo capolavoro sull'adolescenza. Tema analogo, affrontato in maniera meno poetica, é quello in Thirteen (2003) nel quale l'occhio di Catherine Hardwicke denuncia una preoccupante realtà moderna.
Non c'è solo fanciullezza, c'è anche puro dramma, giovane ma non per questo meno profondo. Melissa P. (2005), è il tributo di Luca Guadagnino sull'adolescenza in bilico, quell'adolescenza infranta prepotentemente da un mondo adulto ancora più pungente di quello in Thirteen.
  
Ma il mondo femminile non é necessariamente triste, spietato, macchiato di sangue. C'è il mondo semplice, complicato alla stesso tempo, ma sensuale e attraente. E nessuno ce lo ha mai saputo rappresentare meglio di loro, Audrey Hepburn e Marilyn Monroe. Colazione da Tiffany (1961) e Gli uomini preferiscono le bionde (1953) sono solo due tra i titoli più celebri che hanno raccontato il mondo rosa di queste due icone femminili che vanno oltre la loro epoca.


   E non mancano di certo gli omaggi a figure femminili straordinarie. The Lady (2011) di Luce Besson, storia di Aung San Suu Kyi, attivista birmana premio Nobel per la pace, e The Iron Lady
http://www.imdb.com/title/tt1007029/?ref_=ttmi_tt
(2011) di Phyllida Lloyd, biografia su Margaret Thatcher, interpretata da Meryl Streep, anch'essa eccellenza di femminilità cinematografica. 
   Figure più particolari, che sfiorano il diabolico dell'essere donna, le abbiamo conosciute e (apprezzate!) in Il diavolo veste Prada (2006), dove un'altra Meryl Streep ci faceva entusiasmare nella sua figura autoritaria caricaturizzata all'estremo.
Tornando indietro di qualche anno non posso non citare a questo punto un'altra diavolessa che sperimentò la vendetta femminile al limite tra genialità e follia. Era She-Devil (1989) di Susan Seidelman. 
Bellezza e giovinezza sopra ogni cosa, versione al femminile del ritratto di Dorian Grey, la troviamo nel pittoresco La morte ti fa bella (1992), Robert Zemeckis, dove l'universo femminile culla una disputa bizzarra a colpi di cerone (e ritroviamo qui, come anche in She-Devil, ancora, Meryl Streep).



Bellezza, moda, amore sono i tre “must” della serie tv, approdata anche in sala, Sex and the city (2008) e Sex and the city 2 (2010), diretti da Michael Patrick King. Le protagoniste sono i quattro volti della donna, la romantica, la donna in carriera, la trasgressiva, la sognatrice, che parlano di complicità femminile, amicizia, amore, illusioni, e che, tra scarpe e borsette, acquistano la consapevolezza dell'essere donna. Satira e semi-comicità lasciano comunque spazio a momenti di riflessione e immedesimazione da parte del pubblico rosa. La moda é anche in I love shopping (2009), commedia brillante che tocca il mondo dei compratori compulsivi, difficile tema gestito bene da P.J. Hogan.


   Tinte drammatiche colorano la condizione femminile più perversa, un tabù svelato con delicatezza e giusta realisticità, in Valèrie,diario di una ninfomane (2008) di Christian Molina. Dramma privato che ricalca un personaggio femminile in cerca dell'accettazione di sé.
   Sarebbero infiniti gli esempi da portare ancora, ma tracciare un quadro completo del cinema femminile e dei suoi tanti volti sarebbe impresa titanica. Ho omesso, e mi dichiaro colpevole di reato, nomi importanti, quali Monica Vitti, eccelsa figura femminile del cinema nostrano, che ha offerto il suo contributo al cinema rosa in maniera superba, come anche Anna Magnani o Sophia Loren. Volti di donne piagate dalla guerra, dalla povertà o dalla sottomissione alla stessa condizione di donna, ma che hanno regalato al pubblico personaggi forti e reali.
Ho omesso anche registe che si muovono da donne ma che solcano terreni prettamente maschili. Citerei a questo punto Kathryn Bigelow e il suo The hurt locker (2008) film “da uomo” girato però con un tocco sensibile e delicato, che chiama un pubblico universale alla riflessione.
   Metto un punto forzato perchè più scrivo e più mi vengono in mente personaggi femminili di ogni tipo, dalle eroine dei fumetti (le adoro) alle celebrità dello spettacolo, sovrane, martiri leggendarie o semplici donne che hanno avuto nel cinema uno spazio degno di lode. 
Tante sfumature quindi per un cinema che non smetterà di arricchirsi e che sarà in grado di dar voce, sempre, alle donne che verranno raccontate sullo schermo.

Tutto questo é il cinema rosa.

venerdì 14 marzo 2014

I CineEvergreen. Il cavaliere oscuro

"... E allora mi ficco il rasoio in bocca e mi riduco così. Da solo! E sai che succede? Non ce la fa neanche a guardarmi! E mi ha lasciato. Ora ne vedo il lato buffo. Ora sorrido sempre!"


http://www.imdb.com/title/tt0468569/?ref_=ttmi_tt
http://www.imdb.com/title/tt0468569/?ref_=ttmi_tt



Il cavaliere oscuro ("The Dark Knight")
Joker (Heath Ledger)
Regia di Christopher Nolan
Fonte citazione http://it.wikiquote.org/wiki/Il_cavaliere_oscuro

lunedì 10 marzo 2014

Quante ne leggiamo, povero Leo!

   Non si arresta l'affettuosa (o quasi) “satira” mediatica after Oscar per il povero Di Caprio, e continuano a circolare nel web vignette ironiche e comparire in edicola articoli sull'ennesima sconfitta. Prevedibile o inaspettata quella statuetta sfuggita di mano anche questa volta a DiCaprio? Molti di quelli che hanno visto l'interpretazione di Matthew McConaughey in Dallas Buyer’s Club hanno giurato da subito che il premio come miglior attore se lo sarebbe aggiudicato proprio lui. La partita comunque non era facile da giocare. In competizione c'erano indubbiamente pezzi da novanta.
    Ma che dire del nostro Leo e delle beffe che sono impazzate quest'ultima settimana sul web? Parliamoci chiaro... una satira amorevole ci sta anche, ma un pochino di amarezza per questa mancata vittoria é ancor più giustificabile. C'é arrivato ad un passo anche questa volta … nominato e mai premiato (cit. Vanity Fair). Ed é andata come per le altre volte. 

   Facendo un riepilogo veloce questa è la sua quarta nominations agli Academy Awards:

Buon compleanno Mr. Grape” di Lasse Hallström (1993), Nomination Miglior attore non protagonista per il Premio Oscar 1994;
The aviator” di Martin Scorsese (2004), Nomination Miglior attore protagonista per il Premio Oscar 2005;
Blood Diamonddi Edward Zwick (2006), Nomination Miglior attore protagonista per il Premio Oscar 2007;
The wolf of Wall Street” (2013), Nomination Miglior attore protagonista per il Premio Oscar 2014;

    Tra le sue più importanti interpretazioni non ci scorderemmo mai di quel giovanissimo ragazzo in Buon compleanno Mr. Grape, così convincente e votato alla parte da lasciar senza parole. L'Howard Hughes di The aviator ha goduto di un Di Caprio maturo che si era già scrollato di dosso quei panni fastidiosi e limitativi del sex symbol. Ruolo decisamente impegnato in Blood diamond che lo ha preparato ad essere quello che é oggi Leonardo di Caprio, un interprete completo dal talento inequivocabile. E l'ultimo lavoro, lui, il suo “Wolfy”, lo ha plasmato col volto e con la sua carica inarrestabile. Martin, ancora una volta, lo ha liberato come un cane pronto all'attacco e il risultato é stato sbalorditivo, anche se non da Oscar. Certo, ho nominato i ruoli che lo hanno visto in gara per la statuetta, ma ci sarebbe tanto da discutere sugli altri personaggi che, nel tempo, ci hanno regalato i tanti volti del Di Caprio interprete. Personalmente resto affezionata a Cobb di Inception, pellicola che mi ha sconvolta, come anche a Frank Wheeler di Revolutionary Road. Ricordo ancora quel pugno scagliato con ira nei primi minuti del film, e ricordo ancora il fremito in sala quando quel pugno devia di poco il volto della povera Kate e si pianta inaspettatamente sulla carrozzeria dell'auto. Ma ho adorato il perverso negriero Di Caprio di Django Unchained e non potrei pensare a nessun altro in quella parte. Il doppio volto ne La maschera di ferro lo cito come ultimo della lista ma non certo per importanza. Si é difeso già al tempo benissimo accanto ai mostri sacri che lo accompagnavano in quella pellicola.
http://www.vanityfair.it/show/cinema/14/03/03/oscar-2014-leonardo-dicaprio-sconfitto-meme-in-rete
www.vanityfair.it
   Tornando ad oggi ci resto un po' malino a dire il vero di fronte alle caricature pittoresche che inquadrano Leo in tutte le salse. Vignette che lo ritraggono rubare la statuetta a Jennifer Lawrence sulle scale del palco (scorsa edizione), lui che piagnucola ai "Signori" dell'Academy, sul cuscino mentre si stringe l'Oscar nel sonno... Insomma, quanto durerà ancora? Mi auguro non tanto, dai. Ha sofferto abbastanza credo! :)
   Personalmente resto tra coloro che aspettano di vederlo ripagato degli sforzi compiuti. Il suo momento arriverà e non ho dubbi al riguardo. A prescindere dal valore di un riconoscimento di quella portata, qual è senza dubbio l'Oscar, certamente non é solo in base ai premi raggiunti che si valuta il talento di un professionista. Leonardo é ormai uno di quelli “arrivati” e nessuno può mettere in dubbio, credo, che il percorso compiuto ad oggi lo distingua come un interprete dalle potenzialità indiscusse.

venerdì 7 marzo 2014

Excursus storico del genere horror. Paure che camminano con le epoche.

   Dalla sua nascita il cinema è divenuto portavoce della realtà, rappresentandone l'evolvere degli sviluppi sociali, culturali e storici. Anche il cinema indirizzato all’inconscio segue le medesime impronte, raccontando le emozioni degli uomini così come mutano con la cultura e con la società.
La paura, filo di Arianna che lega la numerosissima filmografia horror, è il comune denominatore di questo genere, e non dovremmo stupirci quindi se, con il passare degli anni, il cinema abbia plasmato questa paura sul modello di nuovi parametri, senza alterarne però valenza e significato.
  
   Ispiratore del filone di genere horror è senza dubbio il cinema tedesco degli anni ’20 e seguenti, durante i quali, il crollo del marco e l’alba del fascismo, ispiravano l’arte a rappresentare tale crisi. Lo schermo in Germania si popola di creature che, sotto l’ottica ispiratrice del simbolismo espressionista, diventa culla di una icona immortale della paura, Nosferatu il vampiro di Friederich  Wilhelm Murnau (1922).
   I veri topoi del genere prendono “vita” però nella Hollywood degli anni ’30, periodo che battezzerà la nascita dell'industria hollywoodiana dell’orrore. Frankeinstein, Dracula, Mr. Hyde e l’uomo lupo compaiono negli schermi acclamati da un largo consenso del pubblico.
Con inevitabili ripercussioni anche nel mondo dell’arte, il “venerdì nero” del 24 ottobre 1929, è la data del crollo della borsa di New York e la data che segnò il tramonto del benessere. Fu così che, stanca delle pellicole romantiche delle quali era ormai assuefatta, la società di quell'era cerca identificazione nella verità e nella brutalità reale. L’arte accoglie questo richiamo alla realtà e comincia a raccontare le ansie, la mortalità e le paure concrete nate con la Depressione.
La pellicola che al meglio simboleggia i mostri che connotano il decennio a cui appartiene, è certamente Freaks di Browning (1932), che ha pesato enormemente nella società perbenista che era l’America del momento, e resterà una delle pietre miliari che hanno contribuito a segnare una svolta
sul concetto di paura nell’arte cinematografica.
   Ancorato alla fantasia popolare, negli anni ’40 della Hollywood cinematografica, sorge un cult dell’orrore, l’uomo lupo o il licantropo. Si respirava in quegli anni l’arrivo della guerra, e l’arte rappresentò la realtà che stava per affacciarsi. Ci si scrollò di dosso, per il momento, entità immortali come il vampiro, e si diede un volto alla ferocia, alla bestialità incombente. George Waggner, con la pellicola del 1941 L’uomo lupo, tratteggiò quella mansuetudine e ferocia insite nell'istinto umano, e firmò una delle pellicole probabilmente più convincenti del suo genere.
   Con un sensibile cambiamento di stile, la filmografia degli anni ’50 si arricchisce di nuove minacce che turbano un pubblico più esigente e meno ingenuo. In piena Guerra Fredda il mondo vive angosce attuali e concrete, come la minaccia della guerra nucleare. Esperimenti atomici e invasioni aliene andranno ad innestarsi sul genere fantascientifico che, caricato di un'impronta horror, troverà un ampio consenso negli anni avvenire. D'eccellenza è L’invasione degli ultracorpi di Don Siegel del 1956. Ed ecco che la “missione” del cinema degli anni ’50 diventa raccontare l’esistenza umana fatta della sua ciclicità e dei suoi eroi.
   La filmografia del decennio '60 esprimeva invece una voglia di identificazione da parte del pubblico, meno desideroso di divi intoccabili, e più propenso al realismo. Ecco che si dà improvvisamente voce a personaggi comuni, deboli, brutti e vecchi. Attori messi all’angolo da giovani stelle trasgressive si riapproprieranno del loro posto. Che fine ha fatto Baby Jane? del 1962 di Robert Aldrich è un celebre esempio del tema della vecchiaia e dei suoi aspetti più perturbanti.
   L’apice della rappresentazione horror si ha negli anni ’70 e ’80, dove il terrore sperimenta forme estreme. Se per orrore si intende un senso di repulsione o spavento, il termine che ne enfatizza una paura estrema, è terrore. Il cinema di genere horror assume tinte apocalittiche, implicandosi proprio con il terrore. Parliamo certo di un filone più recente, quello delle nuove Apocalissi, in cui lo scenario è la fine del mondo. La paura si fa collettiva, di comune annientamento e lo spettatore è chiamato ad un’identificazione empatica con il personaggio, intento a misurarsi con l’estremo.
http://www.imdb.com/title/tt0480249/?ref_=fn_al_tt_1
Negli ultimi decenni lo schermo cinematografico rappresenta paure erudite: virus letali, mutazioni frutto dell'uso scellerato della scienza, cambiamenti climatici o disastri ambientali, o ancora terrorismo e guerre. 
Una delle pellicole che al meglio propone un tema moderno legato all’orribile, è Io sono leggenda di Francis Lawrence del 2007, che propone un mondo piagato da un virus che rende gli uomini come zombie. 
   
   Da sempre il cinema ha attualizzato le tematiche ad immagine della realtà vissuta. Dai vampiri pittoreschi figli di credenze popolari, ai visitatori alieni frutto della consapevolezza scientifica, alla rappresentazione di paure sofisticate, come le mutazioni legate al progresso... si può affermare con una certa sicurezza che ogni epoca abbia le sue paure, anche quelle cinematografiche.

mercoledì 5 marzo 2014

I CineEvergreen. Forrest Gump.


"Mamma diceva sempre: la vita é uguale a una scatola di cioccolatini. 
Non sai mai quello che ti capita!".


 http://www.mymovies.it/poster/?id=9500


Forrest Gump, 1994
Forrest Gump (Tom Hanks)
Regia di Robert Zemeckis


Fonte Citazione:
http://it.wikiquote.org/wiki/Forrest_Gump

Forrest Gump Scheda Imdb:
http://www.imdb.com/title/tt0109830/?ref_=fn_al_tt_1

domenica 2 marzo 2014

Notte degli Oscar. Entro in ritiro spirituale.

... Non ho scritto le mie previsioni.
... Non ho scritto i miei personali vincitori ideali.

Scrivo solo un pensiero, ora che manca veramente poco, e mi viene dal cuore...

Academy! Oscar a Leo!!!

I CineEvergreen: Una settimana da Dio


"Mi piace."
"Ti piace?"
...
"MI PIAAACE!"

http://www.imdb.com/title/tt0315327/?ref_=ttmi_tt



Una settimana da Dio ("Bruce Almighty") 2003
God (Morgan Freeman) / Bruce Nolan (Jim Carrey)
Regia di Tom Shadyac


Fonte citazione:
http://it.wikipedia.org/wiki/Una_settimana_da_Dio

Una settimana da Dio Scheda Imdb:
http://www.imdb.com/title/tt0315327/?ref_=fn_al_tt_1