venerdì 4 aprile 2014

Cinema e fatti realmente accaduti. Interpretare o rappresentare?

   Mi chiedo spesso quanto siano fedeli le pellicole che narrano di fatti realmente accaduti. Personaggi esistiti, vicende reali, eventi storici, ecc. Dietro ad una pellicola di questo tipo c'è un imponente lavoro di documentazione e preparazione da parte del regista e di tutta l'equipe tecnica, suppongo. Ci si avvale molto spesso di storici, archeologi, conoscitori del tema o professionisti del campo, a seconda di ciò che si vuole rappresentare. Rappresentare appunto. Qui viene il bello secondo me. 
   Di fronte ad un film biografico o di resoconto storico, c'è da scindere il lato documentaristico della pellicola da quello puramente filmico. Rappresentare da una parte e interpretare dall'altra. L'una non va sempre d'accordo con l'altra mentre a volte le due cose si possono unire. Si archiviano informazioni, si legano fatti, si cercano fonti, e si aggiunge una licenza “poetica” qua e là. La domanda allora é: una pellicola narrante una storia vera o una biografia, dovrebbe scrupolosamente trattare i fatti così come sono avvenuti in una sorta di resoconto o documentario, oppure una "licenza" presa da registi o writers, può essere di valore aggiunto al fim (almeno in certi casi)? 
   
http://www.imdb.com/title/tt0213149/?ref_=ttmi_ttSi potrebbe intuire che in una pellicola come Pearl Harbor di Michael Bay (2001), per esempio, l'accadimento storico dell'attacco giapponese alla base navale e la successiva incursione aerea su Tokyo da parte degli americani, potrebbero essere stati degnamente rappresentati (anche se le polemiche sulla inesattezza storica, specialmente nella parte sul raid della missione Doolittle, furono imponenti). L'intrigante ma banale triangolo amoroso tra i protagonisti, facilmente percepibile come storia ipotizzata, é di contorno invece alla vicenda. Licenza si, ma in aggiunta alla rappresentazione dei fatti. 
   Al contrario penso a pellicole realizzate su storie e personaggi reali, dalle quali gli stessi protagonisti (o co-protagonisti) hanno preso le distanze. 
http://www.imdb.com/title/tt0454921/?ref_=fn_al_tt_1Chiamo in causa La ricerca della felicità di Gabriele Muccino (2006). Ricordo che la ex moglie del protagonista originale Chris Gardner, si dichiarò risentita dal modo in cui veniva rappresentata. Nella realtà non scelse di andar via lasciando marito e figlio, ma la necessità la costrinse a quella lontananza. Ora, qui il fatto é ben diverso. Un conto é ricostruire male gli eventi (caso Pearl Harbor), un conto é stravolgerli e dargli un'impronta diversa. L'intento di caratterizzare in un certo modo i personaggi, a vantaggio di alcuni e svantaggio di altri, a mio parere, non dovrebbe mutare la rappresentazione dei fatti dando un volto nuovo agli eventi. Ancora torna in causa rappresentazione e interpretazione.
   Fedeltà pura non contrasta con qualità e artisticità di un'opera filmica. Non sempre almeno. Penso che un regista, pur attenendosi strettamente alla realtà dei fatti, possa comunque offrire una pellicola personale e tutt'altro che asettica. Molto più di un documentario insomma. 

   Ricordo che uno dei film che più mi hanno colpita per la fedeltà con la quale la storia veniva trattata, é stato Truman Capote - A sangue freddo di Bennett Miller, 2005 (grande Hoffman!). La critica di genere considerò il film qualitativamente valido, anche dal punto di vista della ricostruzione dell'episodio trattato.
   Titoli decisamente più ambigui sono parsi invece Apocalypto (2006), dove la macchina storica messa in moto da Gibson, secondo alcuni esperti almeno, ha reso filmicamente i Maya come un popolo ben diverso da quello storicamente conosciuto. Ma anche lì, può trattarsi di scuole di pensiero diverse, immagino. Titoli come Jobs di Joshua Michael Stern (2013) o Diana - La storia segreta di Lady D, di Oliver Hirschbiegel (2013), hanno deluso pubblico e critica per il largo romanzare che si discosta nettamente dall'essere resoconto ufficiale della storia dei personaggi esistiti.
http://www.imdb.com/title/tt1758595/?ref_=fn_al_tt_1

http://www.imdb.com/title/tt2357129/?ref_=nv_sr_1Che si romanzino i fatti o che si stenda un resoconto sui fatti, chiaramente é questione di pellicola, e non solo... Tra il pubblico ci sarà immancabilmente chi dalla parte del no: coloro che si domandano perchè fare un film su una storia reale e prendersi poi delle licenze. E allo schieramento opposto ci sarà sempre la parte di pubblico favorevole a quell'interpretare del regista, più che al rappresentare. Un fatto realmente accaduto raccontato in una pellicola così come è realmente accaduto può non interessare a molti. Tutti sanno già com'è andata nella realtà e quindi, lasciare spazio alla libera interpretazione e permettere ad un regista di proporre a modo suo il fatto, dando connotazioni meno concrete ma più ideali ai personaggi, può sembrare una scelta felice e più interessante. 
   Personalmente applaudo il regista in grado di rendere "personale" un accadimento reale pur senza stravolgerne l'essenza e la verità. Credo che questi due siano i parametri insormontabili, nel rispetto dei quali si tutelano anche i protagonisti originali e i loro sentimenti o ricordi. Cosa non facile, soprattutto quando si é di fronte a personaggi ancora in vita, o fatti rientranti nella memoria storica collettiva.

1 commento:

  1. Qui facilmente ci si può riallacciare al tuo recente post sulla censura. Ci sono film basati su storie vere che dovrebbero essere perfettamente aderenti alla realtà ed altri a cui una “personalizzazione” non può fare che bene. Tra i primi ci sono quei film relativi a casi che parlano di società o di politica. Penso per esempio ad un film come “Il caso Moro” di Giuseppe Ferrara. In quel tipo di film non puoi permetterti di alterare la realtà, nemmeno se, come in quel caso, lo hai girato in un periodo in cui al governo c’erano ancora molti di quei personaggi che furono protagonisti di quel tragico episodio. Ferrara fu bravo a non risparmiare, nemmeno il papa. Ma ci ha detto tutto? Boh! Ma è sempre così? Boh! Un film come “Il caso Moro”, se ci metti la tua interpretazione di trasforma in niente. Viceversa diventa un preziosa testimonianza per chi quel periodo non l’ha vissuto, per le nuove generazioni. Quando ho visto “Milk” di Gus Van Sant, per fart un esempio “al contrario” non avevo la più pallida idea di chi fosse quel tizio con la faccia di Sean Penn. Sarei contento di sapere che quello che mi è stato raccontato non sia stato filtrato o abbellito.
    I fatti “realmente accaduti” che invece necessitano di personalizzazioni sono quelli più soft, quelli dove nessuno si fa male se la verità viene stravolta. Se racconti la storia della famiglia Lutz e della loro casa al 112 di Ocean Avenue, che poi è la storia raccontata da Amityville Horror e da centomila altri film, puoi anche permetterti di barare, puoi anche iniziare da lì e finire da tutt’altra parte. Ecco in quel caso la personalizzazione è quasi d’obbligo, altrimenti sai che noia…

    RispondiElimina