domenica 23 novembre 2014

Il commento del fisico Marco Delmastro su Interstellar.

http://www.imdb.com/title/tt0816692/?ref_=nv_sr_1
Tantissime le recensioni che circolano in rete nelle ultime settimane su Interstellar.
Una mi ha colpita più delle altre e mi è stata segnalata da un mio carissimo amico, lettore di Borborigmi di un fisico renitente, blog del fisico italiano Marco Delmastro.
Non mi sono mai chiesta come potesse giudicare un film di questo genere un addetto ai lavori di così alto livello come il fisico Delmastro. Eppure, come lui stesso dice, da comune spettatore si è recato al cinema e ha guardato il film tanto atteso di Nolan. Lui non ha voluto ricavarne una recensione tecnica dal punto di vista cinematografico, ma ha voluto esprimere le sue considerazioni dal punto di vista scientifico. Una visione interessantissima che a mio parere (a prescindere dal fatto che il film sia piaciuto o meno), andrebbe conosciuta. Delmastro scrive di essere un amante della fantascienza e sostenitore della "sospensione dell’incredulità" e questa è una cosa alla quale noi amanti del genere in questione (e non solo) non facciamo fatica a capire. Descrivere Interstellar come una grande opera visiva e artistica è cosa pacifica anche per il fisico italiano, ma la debolezza del film, cieca ovviamente a molti, consiste nella credibilità.
   Linko la pagina del blog con la recensione di Delmastro e mi limito solamente ad elencare i punti che lui stesso ha messo in discussione, analizzandoli ovviamente dall'ottica della fisica.
Inadeguatezze tecniche e di design, lacune scientifiche e risposte abbozzate su una trama poco efficace sono solo alcune delle trascuratezze che secondo Delmastro rendono Interstellar uno sforzo non riuscito. Lui stesso scrive: "In un film che fa uno sforzo così evidente e deliberato di usare della scienza “vera” come fondamento del suo racconto, gli errori grossolani nelle cose più semplici sono fastidiosi". E ancora "Nolan costruisce un racconto che si fonda sul dramma di un tempo che scorre in modo diverso (...), e poi si dimentica della sua stessa premessa, per abbozzare una soluzione scontatissima (il paradosso temporale, noi stessi che dal futuro ci auto-salviamo)".
La frase "... basta usare la parola magica “quantistico”, e i problemi spariscono, cosa che Intestellar puntualmente fa", è quella che più mi ha fatto sorridere, non tanto per il sottile sarcasmo usato, quanto per l'idea che rende questa espressione. In effetti (e a parlare sono io da persona totalmente ignorante in materia), spesso nei film di fantascienza o simil, quando si incappa in terreni tortuosi e difficilmente spiegabili con la logica, ecco che si prende la palla al balzo e si usa il termine quantistico per spiegare ciò che non si riesce a spiegare. Immagino che Kip Thorne, il fisico teorico che ha lavorato come consulente alla realizzazione della pellicola si sia trovato di fronte ad un terreno minato: conciliare sapere scientifico e rappresentazione cinematografica in una sola dimensione. Non sarà stata cosa facile suppongo.
   Termino con la mia modestissima (e ignorantissima) opinione sul film, che ho apprezzato per quanto riguarda l'aspetto visivo e creativo in generale. Matthew anche questa volta non mi ha delusa. Lunghezza eccessiva che poteva essere evitata in parte. E si, nel mio piccolo, ho trovato vaghe alcune sequenze situazionali che non si facevano comprendere a pieno. La recensione di Delmastro mi ha aiutata infatti a capire quello che non potevo arrivare a comprendere da sola. Lasciando perdere quello che può essere (legittimamente) condannato dalla fisica, penso che comunque "Cinema" sia anche questo: accettare ciò che ci viene proposto è probabilmente l'atteggiamento migliore da assumere per godere un film. Che tutto possa essere compreso in nome della logica, del sapere o della scienza, forse in alcuni casi può essere trascurato. Sentire anche la campana degli addetti ai lavori non è certo cosa sbagliata. Potremo comunque continuare ad apprezzare un film anche se ci vengono mostrati i suoi lati lacunosi.

Borborigmi di un fisico renitente
Blog di Marco Delmastro

http://www.borborigmi.org/2014/11/11/interstellar-non-e-un-corso-di-astrofisica-teorica-ma-non-e-questo-il-suo-problema/#header

sabato 22 novembre 2014

Auguri Scarlett !


Vai così per altri 30 anni almeno! ...




http://www.scarlett-fan.com

domenica 16 novembre 2014

“Eh, ma … vai al cinema da sola?!”. Il momento tantrico: tu, un biglietto tra le mani e una pellicola.

   Sorrido ogni volta che sento o che mi fanno questa domanda, che tanto domanda poi alla fine non è. Un'esclamazione che lascia intendere un commento sommesso, quasi un giudizio sociale: al cinema da solo no. E perchè?
   Altra domenica in cui il marito è fuori città per lavoro, in cui gli amici passano del tempo in famiglia, e io perchè mai non dovrei andare al cinema a vedere il film che aspetto da giorni? 
Infatti, non avendo un motivo per non andare, ci vado.
Bello vedere che puntualmente l'addetto alla cassa biglietti (che non alza mai lo sguardo per nessuno di quelli in fila), al sentire “un biglietto” alza il viso per guardarti in faccia. Curioso. 
Poi è bellissimo quando ti siedi nella poltroncina in sala, occupi diligentemente il posto che ti è stato assegnato e … la tipa seduta nella tua fila ti guarda con la coda dell'occhio. Sempre più curioso. 
Non finisce qui. Inevitabilmente incroci lo sguardo dello spettatore solitario (che sempre c'è in sala oltre te) che ti nota, e spontaneamente si accende una sorta di complicità empatica, che sfocia quasi in un sorriso appena pronunciato. Cosa accade in quel momento? Ci si sente solidali? Forse ci si domanda del perchè l'altro sia solo, se, come te, non abbia voluto rinunciare al film pur non avendo compagnia o se sia un frequentatore di sala solitario.
Il back round è ancora più spassoso. Ti chiama la suocera o l'amica per dare un saluto e ti lasci sfuggire che stai andando al cinema. Come un'oracolo lei intuisce che ci vai da sola e scatta la fase dell'aggiustamento “ma se lo dicevi ci organizzavamo insieme … ” e bla bla bla. 
   Ma perchè spesso si pensa che l'andare al cinema da soli sia una situazione limite, un ripiego disperato o chissà che altro? Capita anche a voi, cinefili solitari? Vi siete mai sentiti osservati come se aveste un'insegna luminosa in fronte con scritto “SONO AL CINEMA DA SOLO”?
Ora, c'è film e film, quello più adatto alle risate in compagnia, agli scambi di opinione a caldo o ai commentacci del momento. Ma c'è il film che ti chiama e chiama solo te. Quello che ti abbraccia in tutta la visione e ti culla. 
E quello è il momento tantrico: tu, un biglietto tra le mani e una pellicola. 
E se ci metti pure una porzione di pop corn (rigorosamente singola), pure meglio.
   Leggendo mi è capitato di vedere menzionata la situazione del cinema “da soli” come un esempio di fobia sociale. Questo l'ho tratto da un sito (che per dovere di diritti linko sotto): “La fobia sociale è una condizione psicologica che causa disagio in situazioni di carattere sociale. (…) Uno dei contesti che potrebbe causare una reazione ansiogena è il cinema (...). Il soggetto sociofobico vive questa dimensione con disagio perché teme di essere osservato, di essere al centro dell’attenzione o di essere giudicato dalle altre persone.”.
    Per fortuna non sono un soggetto fobico e non scrivo questo certo per criticare chi, invece, vive una visione al cinema solitaria come una pessima esperienza. Riflettevo solo su come, per molti, anche il cinema rientri negli stereotipi comunemente diffusi: che al cinema in genere si va in compagnia.
Resto dell'opinione che un cinema solitario sia uno dei modi più intimi per vivere la propria passione. Come leggere un libro, come guidare la propria auto … Bisogna farlo da sé. 
   C'è anche da dire che il compagno perfetto di sala non è neanche facilissimo da trovare. Spesso ho apprezzato enormemente i miei ingressi solitari in sala proprio perchè non c'era nessuno con me a distrarmi dalla visione, o nessuno per cui sperare che il film piacesse anche a lui.
Insomma, faccio parte ormai da tempo del popolo dei singles del cinema e ammetto di starci davvero bene. Se poi capita una visione in compagnia... perchè no? Volentieri. Magari scrocco anche il passaggio … !


Fonte citazione:

giovedì 13 novembre 2014

I CineEvergreen. Il trono di spade

" Verrà un giorno, quando crederai di essere felice e al sicuro, in cui la tua gioia si tramuterà in cenere tra le tue mani. E il tuo debito sarà pagato. "



http://www.imdb.com/title/tt0944947/?ref_=fn_al_tt_1



Game of Thrones - Stagione 2
 Tyrion Lannister (Peter Dinklage)
Fonte citazione MyMovies

domenica 9 novembre 2014

David Letterman: “Scemo & + Scemo 2” e il Jim Carrey show.

   Puntata di una settimana fa e poco piu', ma comunque da ricordare come un'altra simpatica apparizione di Jim Carrey al salotto Letterman.
La mission era presentare il nuovo film “Scemo & + Scemo 2”, in uscita il 13 novembre nelle sale italiane, ma l'attore non ha perso occasione (come al suo solito) per intrattenere il pubblico con uno dei siparietti in stile Carrey. E ammettiamo che aveva un degno compagno di scena (nonché padrone di casa) che non si tira certo indietro a gag simili. L'esordio è stato pittoresco e insolito ma, in fondo, quando parliamo di Jim Carrey, non dovremmo stupirci di fronte a niente. Questa volta si è fatto trovare in una Claw Machine in mezzo a pupazzi di peluche e si è fatto tirar fuori di lì di fronte ad un Letterman già divertito ancor prima di cominciare.
   Spiritoso e non eccessivo il tanto “gossippato” test dell'ebola al quale è stato sottoposto Dave. "Have you traveled abroad lately? Have you ever kissed a monkey or licked an airport toilet seat?" (Mai baciato una scimmia o leccato la tavoletta del bagno di un aeroporto?) chiede Carrey porgendo al conduttore un termometro, concludendo poi con una battuta che ha scatenato il divertimento del pubblico "… I've been married a couple of times, so it takes a lot to scare me, Dave." (Le malattie? Sono stato sposato un paio di volte quindi ci vuole altro per spaventarmi).
   Su richiesta esplicita di Letterman, Jim Carrey improvvisa un'altra sua famosa imitazione del collega Matthew McConaughey e, senza freni, da una Lincoln passa all'immagine di una “caccola” appallottolata tra le dita!
Insomma di certo promettente la pellicola comica che si è fatta voler bene per la prima volta nel lontano 1994 ed ora torna con un altro nuovo capitolo. Diretto dal duo Farrelly (Peter e Bobby) noti per “Tutti pazzi per Mary” o “Scemo e piu scemo”, c'è un immancabile Jeff Daniels accanto a Carrey.
    Come sempre ... staremo a vedere.


Official Page Late Show Cbs:

mercoledì 5 novembre 2014

Perchè il mondo non aveva bisogno di un altro Dracula.

http://www.imdb.com/title/tt0829150/?ref_=nv_sr_1
   E' con ovvio spirito sarcastico che mi rifaccio al titolo della lettera che fece vincere il Pulitzer alla giornalista Lois Lane in Superman Returns (2006). Lei era stata a letto con il supereroe e scriveva “Perchè il mondo non ha bisogno di Superman”. Io, che a letto con Dracula per fortuna non ci sono stata mai, ma che l'ho amato da quando ho ricordi (letterari e filmici), scrivo nel mio piccolo che oggi, in questa precisa fase storico-cinematografica, di un altro Dracula non avevamo bisogno.

   Troppo presto, troppo vicino ad un filone pro-vampiresco molto romance e poco horror. Troppo pretenzioso il tentare di ridare le giuste spoglie ad un mito dell'orrore di quel calibro. Troppo vago il richiamo ad un Impalatore degno del nome. Troppo anonima una pellicola che si colora di toni pittoreschi ma fin troppo fantasy. Insomma, non vuole certo essere una recensione la mia, anzi. 
   Ho letto e riletto di questa pellicola. Ho valutato fino all'ultimo di dare fiducia al Vlad Luke Evans ma sapevo che l'Impalatore che avrei trovato questa volta mi avrebbe fatto sentire ancora di più la nostalgia dei tempi andati. 
  C'era una volta, quando i vampiri andavano a caccia di vergini e si uccidevano coi paletti di frassino. C'era una volta in cui il volto di Dracula l'abbiamo visto in Max Schreck (Nosferatu – Il vampiro, 1922), o in Gary Oldman (Dracula di Bram Stoker, 1992) o in altre pellicole ancora fedeli al fascino perverso dell'uomo vampiro. 
   Certo che, colpa dell'uragano Meyer (alias Twilight), ultimamente Dracula è parso più il nonno di creature fichette un po' troppo mollicce. La pellicola di Gary Shore, Dracula Untold, pensavamo da principio avesse voluto ridarci il vecchio Dracula, quello temibile, macchiato di sangue e di ombre tenebrose, ma ha voluto richiamare invece l'attenzione sull'uomo che era Vlad Țepeș, e non sul vampiro. La pellicola soffre di spunti soprannaturali che tolgono il fascino di un horror a pieno regime. L'animo eroico e il lato umano del protagonista, male si fondano con la missione sanguinaria compiuta in nome della propria famiglia e del proprio popolo. Più genere storico e azione quello di Dracula Untold, condito fin troppo di sequenze scenografiche imponenti dove, è proprio la spettacolarità scenica che colma lacune strutturali affette da licenze poetiche fin troppo originali. 
   Non è l'originalità che viene condannata, è il tentativo sfacciato di propinarci un Impalatore che non coinvolge, che non soddisfa le aspettative di un pubblico che voleva un Dracula ancora da temere e, soprattutto, per il quale appassionarsi ... ancora oggi come una volta.

lunedì 3 novembre 2014

Una folle passione. Poca passione e poca Lawrence.

http://www.imdb.com/title/tt1247690/?ref_=fn_al_tt_1   Una folle passione è un lavoro che ben faceva sperare e che poggiava su una base narrativa solida quale il romanzo di Ron Rash, ma è una pellicola che, nonostante si sia posizionata sulla rampa di lancio, non ha spiccato il volo. La passione era promettente, almeno nelle sequenze iniziali che facevano presagire una vicenda densa, ma il fuoco si è tramutato ben presto in qualcosa di meno sostanzioso. 
   Non facile il compito dei protagonisti che dovevano misurarsi in ruoli maturi e di forte caratterizzazione emotiva, e forse, il primo errore (sia da parte del pubblico che della produzione) è stato proprio quello di tentare una caratterizzazione forzata con la coppia grintosa de Il lato positivo. E' mancata la forza femminile di Jennifer Lawrence, una Lawrence che non ha messo la quinta marcia ma che ha viaggiato sempre in terza, accennando una spinta in un paio di sequenze che lasciavano pensare “ok, adesso si parte”. Eppure lei, Serena, personaggio di grande potenzialità, doveva essere proiettato e vestito di una grinta che è mancata a tratti. Jennifer non l'ha caricato a misura e di certo non l'ha caricato come lei sapeva benissimo fare, ad eccezione di una scena (dove tra l'altro padroneggiava una fotografia di pregio), nella quale Jennifer sfoga il suo personaggio di un pianto sofferto nel letto di ospedale. Che dire di Bradley Cooper? Lui in questa pellicola c'è stato di più e ha dato un buon protagonista maschile, senza lasciare però il segno. 
   Probabilmente ci scorderemo presto di questo film ed è un peccato, in fondo, perchè le possibilità di riuscita erano decisamente a favore. 
  Una discreta macchina da presa ed una valida fotografia erano accompagnate da scenografie attraenti. Vedute panoramiche di boschi, paesaggi naturali vivi, locations ricche di folclore che non sono state però liberate degnamente e che restavano confinate troppo spesso nella loro durata. Gli intervalli panoramici e il volo dell'aquila erano vere e proprie boccate d'aria fresca prese tra un capitolo e l'altro, capitoli avvenuti per buona parte in spazi interni. Susanne Bier, al timone, ha peccato di troppe riprese e di angolazioni già viste nel corso del film, di troppa routine registica insomma. 
   A conti fatti una visione questa pellicola la merita, con un occhio favorevole ed uno più critico. Quello critico ci suggerirà che, sfortunatamente, Una folle passione ha contato troppo sulla presenza carismatica della coppia protagonista ma ha fatto male i suoi conti perchè, questa volta, non abbiamo applaudito convinti come pensavamo che avremmo fatto.
   

sabato 1 novembre 2014

Musei Vaticani 3D, solo per un giorno al cinema. Il 4 novembre.

   Evento che segnalavo già in precedenza e che oggi ha una data, sempre meritevole d'attenzione, è il film documentario di questo autunno che accosterà con sapienza cinema e cultura. Una visione imperdibile sia per gli amanti dell'arte che per gli appassionati di cinema, quella che ci permetterà di visitare i Musei Vaticani e la Cappella Sistina, entrando nel cuore delle opere che custodiscono i tesori artistici della nostra storia. Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, sarà la guida narrante di questo viaggio culturale, mentre il 3D e la tecnica di dimensionalizzazione cinematografica (cavallo di battaglia di Burton e Cameron, giusto per fare un esempio), porteranno in moltissime sale del mondo due millenni di storia. Nexo Digital e Sky Italia ci proporranno proiezioni raffinate percorrendo i corridoi dei musei, offrendoci prospettive uniche che “entreranno” nelle stesse opere.
   Godere degli affreschi di Raffaello o del Giudizio Universale da una prospettiva irripetibile e arrivare quasi a sfiorare la Pietà ... Questa visione d'eccellenza si prospetta una delle tappe più importanti in calendario per l'autunno in grado di soddisfare un esigente pubblico di nicchia e non solo.


Sito ufficiale Musei Vaticani:

Elenco delle sale italiane che hanno in cartellone l'evento: