venerdì 20 febbraio 2015

13a edizione "Scrivere di cinema", premio Alberto Farassino.

   Il concorso nazionale per la critica cinematografica "Scrivere di cinema" riparte con una nuova edizione e si rivolge rigorosamente ai giovani critici aspiranti con un bando interessante e goloso. 
I fedeli sostenitori dell'iniziativa sono Cinemazero, Fondazione Pordenonelegge.it, il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani e MYmovies.it e, da quest'anno, si sono aggregati al progetto il blog di approfondimento culturale e cinematografico Minima&Moralia, e il Far East Film Festival di Udine, festival europeo di cinema dell'Estremo Oriente.
   Il premio dedicato al critico Alberto Farassino chiama a raccolta i giovani critici aspiranti tra i 15 e i 25 anni con due modalità di gara: Young Adult (15-19) e Under 25 (20-25).
La giuria di critici professionisti decreterà 3 vincitori per entrambe le sezioni di gara che si aggiudicheranno un workshop redazionale di un anno con Minima&Moralia. Sarà questa una sorta di redazione virtuale che proporrà articoli di critica cinematografica in una rubrica all'interno del blog, insieme allo scrittore Christian Raimo.
Per i vincitori della categoria Under 25 c'è anche la prospettiva di seguire l'edizione 2016 del Far East Film Festival di Udine attraverso articoli che saranno pubblicati su testate di critica, come anche su MYmovies.it. 

Il bando è facilmente consultabile su:
scriveredicinema.mymovies.it
e la lista dei film da recensire è piuttosto variegata. 

Penso (e mi auguro) che questa sia un'opportunità valida, trattandosi di una delle rare iniziative nelle quali chi ha voglia di mettersi in gioco può tentare senza grossi sforzi o investimenti. E penso anche che ... se fossi stata più giovane, magari, ci avrei provato pure io ... :)

lunedì 16 febbraio 2015

Suggestione oltre al realismo acustico. Il caso dei suoni dell'orribile.

   Il valore aggiunto che il suono apporta all'immagine cinematografica mi ha sempre attratta. Ragionare sui suoni, isolarli dalla sequenza visiva che si ha di fronte e riascoltarli poi mixati alla scena filmica. Che figata! Concetto chiave che si apprende da subito accostandosi alla materia "suono e immagine" (che è dire tutto e niente in cinematografia!), è la profonfa interdipendenza: il suono rende l'immagine differente da come essa sarebbe senza il suono, e viceversa. Un rumore sentito risuonare nel buio potrebbe benissimo non emozionarci, mentre, percepito di fondo ad una sequenza visiva di impatto, beh, fa la sua sporca figura.
Quando l'immagine proietta per pura suggestione una sensazione che un suono, di per sè, non comporterebbe affatto, siamo nel campo della pura magia per me. E il caso dei suoni dell'orribile (o suoni impressionanti) è l'esempio più concreto di tale meraviglia. 
   Il cinema sonoro classico ha perseguito da subito una suggestione evocata non tanto da ciò che viene mostrato, quanto da ciò che viene accostato, per convenzione, all'immaginazione. Non sempre ci colpisce la realisticità acustica infatti, ma la proiezione che quei suoni ci raccontano in una determinata sequenza filmica. 

http://www.imdb.com/title/tt0060107/?ref_=nm_flmg_wr_12


   Esempi di suoni dell'orribile al cinema ce ne sono a bizzeffe e di meravigliosi (o terribili!).
Ne prendo qualcuno che, nei manuali più esaustivi di musica per il cinema o discipline affini, non possono non essere citati. Il primo è un classico esempio del non vedere ma del sentire e intuire ciò che avviene. Mi riferisco alla sequenza della tortura proposta da Tarkovskij in Andrej Rublev (1969). Il principe russo che, torturato e ricoperto interamente di bende che gli scoprono solo le labbra, maledice i suoi aguzzini. La sequenza si spinge nell'agonia più totale quando uno dei suoi carnefici, coprendo la visuale dello spettatore con la testa, si accosta all'uomo e gli versa in gola dell'olio bollente. Noi non vediamo nulla di ciò che accade ma quel terribile suono, di un gargarismo raccapricciante, è esplicativo all'ennesima potenza. 
   Altra maestra del suono dell'orribile (lei, o meglio, i tecnici del suono) é stata Liliana Cavani che ne La pelle (1981) ha fatto sentire al pubblico che rumore fa il corpo di un ragazzino schiacciato da un carro armato, facendo scrocchiare della frutta. L'effetto rumoristico pare proprio sia stato ottenuto schiacciando un'anguria o qualcosa di simile, ma il risultato è stato proprio la percezione della vischiosità, dell'umido, dello scricchiolio di ossa di un corpo compresso. 
   Il sincronismo e la verosimiglianza giocano una partita importante al di là del realismo acustico. E questo è facilmente intuibile anche pensando a come lo stesso suono, magari prodotto con la medesima tecnica, può sonorizzare della semplice frutta schiacciata in un film comico o un corpo fracassato in un horror. 
La suggestione convenzionale è quello che mi esalta più di tutto. Pensare che in una scena oscurata dalle spalle di un carnefice o dalla testa di un aguzzino, cogliamo tutta la sofferenza del protagonista sventurato, solamente dalle sue grida o dai suoi mugolii ... credo che più esperienza filmica di questa non esista.

domenica 8 febbraio 2015

I CineEvergreen. Matrix

" Welcome to the real world "






Matrix ("The Matrix"), 1999
Regia di Andy & Lana Wachowski 
Morpheus / Laurence Fishburne
Fonte Citazione My Movies

lunedì 2 febbraio 2015

Autómata: canoni classici dello sci-fi. Potenzialmente godibile.

   Il robot che prende coscienza di sè, androidi che infrangono le leggi della robotica e auto rigenerazione. E il mondo? Popolazione umana che convive in una vicinanza forzata e poco rosea con quella degli automi. Insomma, bisogna dire che in Autòmata gli archetipi dello sci-fi ci stanno tutti e non sono certo d'avanguardia in originalità, ma ammetto che una visione la dedicherò certamente a questo thriller fantascientifico. 

http://www.imdb.com/title/tt1971325/?ref_=nv_sr_1


   Lavoro di Gabe Ibáñez alla regia e di Antonio Banderas alla produzione, uscirà il 26 febbraio nelle sale nostrane e pare possa accontentare nella media il pubblico amante di genere fantascienza. Se non proprio sci-fi impegnata, una potenzialità espressiva e narrativa questa pellicola dovrebbe averla. Le immagini del trailer suggeriscono un'atmosfera molto canonica ma godibile e un'aspettativa possiamo riporla fiduciosa anche nel cast (Banderas è protagonista e si muoverà nella scena accanto a Melanie Griffith, Dylan McDermott e Robert Forster). 
   Palpabile il richiamo alle pellicole "parenti" I, robot e Blade Runner (ok, su Blade Runner molti discutono sulla parentela), ma è piuttosto evidente la similitudine di fronte alla fisionomia del robot con gli occhietti tragicamente espressivi che chiede di essere risparmiato, dalle fattezze che ricordano i robot obsoleti della Usr proprio di Io robot, e le leggi della robotica che qui, invece, vengono definiti protocolli se non sbaglio. 
   Che dire della trama? Un mondo non così lontano e non così irreale, in fondo, che assiste all'ennesima evoluzione delle macchine. Cercando di immaginare quali saranno gli schieramenti effettivi e quali le reali minacce, attendo la visione, sperando di non trovarmi di fronte ad una polpetta insapore infarcita forzatamente di stereotipi fantascientifici.